Coldiretti: «Compriamo made in Varese o la nostra agricoltura morirà»

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VARESE – «Con il nuovo Dpcm e la chiusura anticipata della ristorazione gli effetti sul sistema agroalimentare varesino saranno distruttivi. Chiediamo quindi ai consumatori di fare una spesa consapevole e di privilegiare la filiera corta». E’ questo l’allarme che manda Coldiretti Varese in relazione alle ultime indicazioni ministeriali, che metteranno in ginocchio molte realtà varesine.

Perdita di un miliardo per il mese di ottobre

La chiusura alle 18 della ristorazione provoca effetti a catena per il sistema agroalimentare, pesando anche sulla bilancia produttiva del made in Varese. Lo rileva la Coldiretti provinciale, rimarcando come lo stop pomeridiano, anticipato alle attività di ristorazione e il conseguente crollo delle attività di tutte le attività connesse abbiano un effetto negativo a cascata, con una perdita di fatturato stimato in oltre un miliardo in Italia nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento.

Un drastico crollo in provincia di Varese

È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti, rispetto al nuovo Dpcm, circa l’impatto sull’intera filiera agroalimentare della chiusura dei locali di ristorazione disposta dal decreto, oltre che dalla chiusura degli uffici. «Un drastico crollo dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari made in Varese, dai formaggi ai salumi, dalla carne al vino, ma anche frutta e verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco» spiega Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese.

Comprate made in Varese

«Le limitazioni alle attività di impresa devono certamente prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato. Ai cittadini e agli operatori economici chiediamo di aderire con atti concreti alla campagna di mobilitazione #MangiaItaliano, privilegiando negli approvvigionamenti cibi 100% Made in Varese e Made in Italy», aggiunge il presidente Fiori.

Non vanifichiamo gli sforzi fatti

Il pensiero corre indietro di mesi, allo sforzo enorme fatto dalle imprese agricole lariane per assicurare le forniture alimentari nel periodo di lockdown: un flusso di consegne ininterrotto ha consentito di mantenere sotto controllo i prezzi dei generi alimentari che non sono “schizzati alle stelle” nelle settimane primaverili di chiusura forzata.

Pochi aiuti

«Il lavoro delle imprese agricole e degli allevatori è stato continuo e, di conseguenza, non c’erano ragioni per un aumento dei prezzi al dettaglio. Ciò detto, abbiamo visto che ci sono stati considerevoli aumenti allo scaffale. Ad esempio, per alcune tipologie ortofrutticole, come mele e patate, che sono aumentate del 4%. Ma nulla è andato all’agricoltura».

Inoltre, a pagare un prezzo molto alto sono state anche le imprese florovivaistiche, «costrette a gettare i loro fiori. E’ uno scenario che va assolutamente evitato, perciò, ogniqualvolta andiamo a fare la spesa, ricordiamoci di salvare la nostra agricoltura, comprando dal made in Varese. E’ un atto che parte dai gesti consapevoli di tutti i cittadini, perché insieme possiamo superare anche questa emergenza».

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