Manca un anno e mezzo o giù di lì alle amministrative del 2027, quando andranno al voto Varese, Busto Arsizio e Gallarate, le città più importanti del territorio. Ma la partita si è già fatta interessante, soprattutto nel capoluogo. E’ un affastellarsi di ipotesi e anticipazioni che denotano come l’appuntamento sia vissuto con trepidazione dalla politica locale e, soprattutto, come nessun partito abbia in serbo candidati subito spendibili in ragione della loro autorevolezza, così da scendere in campo con concrete possibilità di candidatura a sindaco.
Per dirla in un altro modo, non si intravedono leader capaci di aggregare le coalizioni e di mettere tutti d’accordo. Benché le intese, quando arriveranno, dovranno passare le forche caudine delle aspettative dei singoli gruppi che 1) vorranno intestarsi la carica più importante delle città, 2) sono obbligati, almeno fino ad accadimenti contrari, a contrattare la suddivisione dei posti sulla base di una spartizione equanime nelle tre città, e la faccenda non è semplice. A meno che, alla luce di sommovimenti tenuti al coperto, né a destra né a sinistra, si riesca a compattare gli schieramenti. Esempi? Che cosa farà Forza Italia, oggi socia del Pd a Villa Recalcati e, secondo sussurri e grida, incerta sul da farsi per il futuro? E, ancora, qual è la possibilità che a sinistra entri in gioco il cosiddetto campo largo, unica via per mettere eventualmente all’angolo gli avversari, in special modo a Busto e Gallarate?
Attenzione, nel frattempo si muovono liste e componenti che appaiono di disturbo ma che, alla lunga, potrebbero dire la loro al ballottaggio, se non condizionare addirittura l’esito del voto al primo turno. Cosa commentare del Patto per il Nord di Paolo Grimoldi che ha annunciato di partecipare alla competizione elettorale proprio a Varese? Quali saranno gli effetti per la Lega? E quanti consensi drenerà la “Busto rinasce” dell’ex assessore Salvatore Loschiavo deciso a farla elettoralmente pagare a chi lo cacciò dalla giunta? Tra le incognite inseriamo pure l’attivismo di politici ora ai margini ma che fanno capolino nelle retrovie, pronti a balzare sulla scena; tra questi i forzisti di Agorà, l’area che faceva capo al mullah Nino Caianiello, smaniosi di tornare in auge, magari anche solo per sparigliare dopo il lungo periodo di astinenza per l’inchiesta Mensa dei poveri.
Dentro a tutto questo ci sono i fuochi che covano sotto la brace in tutti i partiti, a partire da quelli di centrodestra. Focolai che aggrediscono passo passo la tranquillità interna, minando la forza di interlocuzione con alleati e avversari. Succede in tutte le città, dove si guerreggia a colpi di malignità, insinuazioni e sgambetti. E dove, ripetiamo, mancano punti di riferimento veri e credibili. Insomma, mancano politici con gli attributi.
Non è un caso, dunque, che il sindaco Davide Galimberti chiami a raccolta i suoi per un primo giro d’orizzonte pre elettorale. Il tentativo è di sedare le rivalità e di mettere le basi per un confronto a sinistra che approdi al candidato suo successore. E non è un caso che il centrodestra varesino convochi per febbraio una sorta di stati generali con le stesse finalità. Questo a Varese, e dalle altre parti? Poco o nulla da segnalare, se non, appunto, il fitto, deleterio e noiso chiacchiericcio. In questo scenario tra qualche mese si vota già a Somma Lombardo e a Luino, due test significativi che potrebbero fornire indicazioni sugli orientamenti dell’elettorato. Saranno informazioni parziali, ma necessarie per cercare di capire qualcosa dentro al bailamme di una provincia politicamente in movimento, che sta cambiando identità.
