Cornacchia: «È il sindaco in malafede. Non può assolvere Sabba, è lui da sfiduciare»

BUSTO ARSIZIO – «Se i vigili fanno una contravvenzione a un cittadino qualsiasi per violazione al Codice della Strada, anche se ne riconoscono la buona fede, la contravvenzione deve pagarla, non c’è santo che tenga!». L’ex presidente del consiglio comunale Diego Cornacchia ricorre ad un paragone tutt’altro che casuale per commentare la vicenda dell’attuale assessore alla sicurezza Matteo Sabba, “assolto” dal sindaco Emanuele Antonelli per la sua omissione “in buona fede” sul caso della sua incompatibilità da consigliere comunale. «Incompatibilità ormai acclarata dallo stesso sindaco, che ha inteso giustificarla “di sua sponte” – sostiene Cornacchia – è il sindaco in malafede, ed è gravissimo che riconosca l’incompatibilità ma la “perdoni”. Non tocca a lui farlo, ma al consiglio comunale».

«Violazione acclarata»

Per l’avvocato che guidò l’assemblea di palazzo Gilardoni dal 2011 al 2016 è andata «come pronosticato», ovvero accertando «l’incompatibilità» di Sabba «sin dalla sua iniziale candidatura». E con il sindaco, ora, che «ammette che è stata violata una norma di legge dello Stato, ma pare assurgere a “deus ex machina” per assolvere e giustificare il comportamento di Sabba e la sua eventuale ritenuta buona fede. La quale però nella violazione della norma di legge non è consentita. Proprio come quando si riceve una contravvenzione al Codice della Strada». E allora, per Cornacchia, «piuttosto che nei confronti di Sabba, la mozione di sfiducia andrebbe proposta nei confronti del sindaco, che ha ammesso la violazione di legge». Del resto, «la malafede andrebbe riconosciuta in capo al sindaco: è al secondo mandato, ormai dovrebbe conoscere le procedure, ma aveva volutamente candidato almeno due consiglieri riconoscibili come incandidabili, lo stesso Sabba e la presidente della Pro Patria Patrizia Testa. Il problema è alla radice: il sindaco infatti non poteva non saperlo ma ha inteso lucrare i loro consensi in favore della sua lista».

Cornacchia “di diritto”

Una situazione che «sotto l’aspetto del diritto ancora una volta mette in crisi l’amministrazione comunale». E infatti per l’ex presidente del consiglio comunale non toccherebbe ad Antonelli “sanare” il vulnus che si è creato. «Il sindaco dovrebbe riferire sull’accaduto in consiglio comunale e sarà l’assemblea degli eletti, e non lo stesso sindaco, l’organo preposto ad assumersi la responsabilità di giustificare, o meno, il comportamento di Sabba. Qualora fosse giustificato, a sua volta, il consiglio potrebbe ricadere in una violazione di legge. In ogni caso anche la nomina di Sabba ad assessore è da considerarsi illegittima, in quanto costui proveniente dal consiglio, tanto da essersi dimesso da consigliere». Infatti, secondo Cornacchia, «qualora la maggioranza confermasse la nomina di Sabba a consigliere poi ciascuno potrà rivolgersi al TAR per impugnare questa decisione».

Consigli per le minoranze

Da parte sua, Sabba «ha sottaciuto una situazione di incompatibilità, poco conta se in buona fede o in malafede, e ha in ogni caso violato una norma di legge – aggiunge l’avvocato bustese – dato che contano gli atti e le prove documentali, e non la buona fede. Sono di fatto gli atti che acclarano la sussistenza della sua incompatibilità. Dando anche per scontata la buona fede, comunque non si sana con il “perdono” del solo sindaco». E all’opposizione, che ancora non ha deciso come reagire alle risposte del sindaco all’interrogazione sul caso, l’ex presidente del consiglio suggerisce anche un’altra strada da percorrere: «C’è la possibilità di un esposto o di una segnalazione al Prefetto, autorità che ha il potere di avviare la procedura di scioglimento del consiglio comunale e addirittura proporre la rimozione del sindaco e dell’assessore o consigliere comunale per violazione di legge».

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