Crisi di Speranza

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di Luigi Patrini

La crisi che stiamo attraversando ha molti e complessi aspetti: economici, culturali, etici, civili, politici. Forse uno degli aspetti più gravi è la “situazione umana” in cui ci troviamo: una situazione preoccupante per la crisi di valori che investe tutto il nostro mondo. Oggi c’è tanto bene, ci sono tante cose buone, utili, belle, ma chi studierà il nostro tempo tra due-tre secoli – se il mondo ci sarà ancora e se si documenterà sui telegiornali o sui quotidiani del nostro tempo – avrà l’impressione che la nostra sia stata un’epoca molto disumana. Tutti i media, infatti, danno più risonanza al male che al bene: opere di carità, assistenza ai bisognosi, aiuto ai poveri, famiglie che vivono unite e generano figli, persone che lavorano volentieri e sono felici, tutto ciò ha poco spazio su una cronaca quotidiana che ci racconta delitti, crimini, incidenti, difficoltà, catastrofi ambientali e via dicendo. Soprattutto desta preoccupazione (non solo per il nostro Paese) l’insipienza di classi politiche che sembrano sempre più sensibili al fascino del potere piuttosto che al desiderio di governare le situazioni dei popoli che guidano.

In questo tempo, che sempre più appare un vero “cambiamento d’epoca”, come dice Papa Francesco, grande è la responsabilità di chi dovrebbe essere testimone consapevole della positività del reale: la Speranza è il vero “motore” della storia! Ci sono tanti ottimismi inconsistenti e ci sono altrettante inconsistenti speranze: quella che manca è la Speranza vera, quella che si fonda non su aspettative ingenue e fuorvianti, ma che nasce dall’esperienza in atto di una positività vera, la positività che nasce dall’esperienza della bellezza dell’esserci. La speranza, infatti, è proiezione nel futuro di ciò che desideriamo: pensiamo al futuro, ma il desiderio è nel presente!

I “soggetti” più responsabili di trasmettere questa Speranza alle giovani generazioni dovrebbero essere i genitori e i politici (almeno i politici che si dicono cristiani!): consapevoli dei problemi reali, ad un’età che consente loro di vedere il male ma di aver fatto conoscenza anche del tanto bene che c’è, dovrebbero essere loro che aiutano a vedere il positivo che pure può esserci nella realtà che ci viene incontro già nell’oggi. Il dramma del nostro tempo è proprio la crisi di questa Speranza: è una tenera fanciulla questa Speranza, come dice con parole memorabili il grande Charles Péguy: “ La speranza non va da sé. La speranza non va da sola. Per sperare, bambina mia, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia. È la fede che è facile ed è non credere che sarebbe impossibile. È la carità che è facile ed è non amare che sarebbe impossibile. Ma è sperare che è difficile. (…) E quel che è facile e istintivo è disperare ed è la grande tentazione. La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo. (da: Il portico del mistero della seconda virtù).

“Per sperare bisogna essere molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande   grazia ”: questo è il nostro dramma; noi di grazie ne abbiamo ricevute molte, ma non ce ne rendiamo conto e continuiamo a non volercene rendere conto. Tempo fa ho visto una simpatica frase su una “t shirt”: “Dio esiste, ma stai tranquillo, non sei tu!”. Me ne ha fatto venire in mente una altrettanto nota che Dostoevskij mette in bocca a Ivan Karamazov: “se Dio non esiste, tutto è permesso”. Lo scrittore russo, evidenziando che se Dio non esiste l’uomo finisce con il divinizzarsi, ci mette in guardia: se l’uomo diventa Dio a se stesso …si schianta. Proprio come ha fatto il meccanico della Alaska Airlines che, qualche giorno fa, si è impadronito di un grosso aereo e, dopo aver girovagato un po’ per il cielo, si è schiantato contro una montagna. L’uomo che si fa Dio, perde la Speranza, perché essere senza Dio è peggio che essere senza padre: ciò gli fa generare campi di concentramento,  creare bambini in provetta, decidere l’eutanasia, l’aborto e fa tante altre amenità del genere. Se Dio non esiste, non c’è più né bene né male. Per nessuno, neanche per me! Riflettiamoci, per favore!

 

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