BUSTO ARSIZIO – La sentenza della High Court inglese è da riconoscere in Italia oppure no? È questo il dilemma che la Corte di Cassazione sarà chiamata a dirimere sull’annoso (e oneroso) contenzioso dei derivati che vede il Comune di Busto Arsizio contrapposto al colosso del credito Deutsche Bank. Come annunciato dal sindaco Emanuele Antonelli nel consiglio comunale dello scorso gennaio, la questione si è spostata alla Suprema Corte degli “ermellini” dopo che la Corte d’Appello ha accolto la richiesta di rinvio pregiudiziale formulata dai legali di Palazzo Gilardoni. E la Brexit potrebbe dare una mano a Busto Arsizio: il giudizio della Cassazione potrebbe fare giurisprudenza su una materia controversa.
Il contenzioso
Sul “caso Busto Arsizio” ci sono gli occhi di mezza Italia, come dimostrato dall’articolo sul tema apparso sul principale quotidiano economico nazionale, “Il Sole 24 Ore”, firmato da Marcello Frisone, esperto giornalista che segue ormai da più di 15 anni le vicende dei cosiddetti “derivati OTC” (Over The Counter, ovvero “al di fuori delle Borse”) e il complicato rapporto tra le banche e gli enti locali che li hanno sottoscritti nei primi anni 2000. Il Comune di Busto Arsizio, dopo il “bagno di sangue” di fronte alla High Court di Londra – costato 2,7 milioni di spese legali da rimborsare a Deutsche Bank oltre al milione e mezzo circa speso per il team di consulenti che hanno seguito la “difesa” di Palazzo Gilardoni – si è rivolto al Tribunale di Milano per il disconoscimento della sentenza, in quanto ritenuta “manifestamente contraria all’ordine pubblico italiano”. In ballo ci sono, oltre alle spese legali rifuse al colosso bancario dopo la sentenza londinese, anche i flussi di cassa negativi dello “swap” dei derivati, pari a 17 milioni di euro tra il 2007 e il 2031.
Il precedente di Pesaro
Dopo lo stop in primo grado, il dubbio sulla giurisdizione competente per decidere sulla materia però è stato sollevato anche in Appello dal team legale composto dagli avvocati Claudio Consolo, Raffaella Muroni, Aldo Angelo Dolmetta e Marcello Stella, ottenendo appunto il rinvio della questione alla Corte di Cassazione. Toccherà agli “ermellini” stabilire «se le norme della finanza pubblica degli enti locali rientrino (o meno) nel concetto di ordine pubblico – si legge sul “Sole” – e se costituiscano (o meno) un limite alla riconoscibilità in Italia delle sentenze straniere». C’è un precedente, seppur su un caso «diverso» da quello di Busto Arsizio, che lascia qualche briciolo di speranza in più: il contenzioso avviato e vinto in Cassazione dalla Provincia di Pesaro nel 2023 in seguito ad una citazione in giudizio preventiva (come quella di Deutsche Bank) in cui la High Court di Londra aveva dato ragione all’istituto di credito che aveva emesso i derivati. Successivamente il giudice del Tribunale di Pesaro ha disconosciuto la sentenza londinese sostenendo che “dopo la Brexit del 2020, le sentenze inglesi non godono più di un regime favorevole al loro riconoscimento”.
Derivati, non è finita: accolto il ricorso, Busto porta il contenzioso in Cassazione
