Diplomazia e fede. Parolin, il Cardinale italiano che sa parlare con l’Oriente

di Fabrizio Iseni*

Transizione ordinata. Mancano ormai pochi giorni all’Extra Omnes e tra i Cardinali prende quota il pensiero di una transizione ordinata. Due parole che portano a un nome: Pietro Parolin, nato a Schiavon, in Veneto, nel 1955 e attualmente segretario di Stato della Santa Sede dal 2013.

Diplomazia. Parolin è considerato l’uomo delle relazioni. A lui si deve il ponte diplomatico costruito con l’Oriente, Medio ed Estremo. Da Nunzio apostolico ha tessuto rapporti, a nome del Vaticano, con Israele, Vietnam, Corea del Nord e Cina. Strategico è stato il suo operare per stabilire un contatto diretto tra la Santa Sede e Pechino (2005). Nel 2018 Parolin finì al centro delle critiche per un accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi (anche Cardinal Tagle svolse un’importante azione diplomatica) e sul consolidamento dei rapporti bilaterali con la Cina. Risultato che vide come oppositori importanti cattolici europei ed americani.

Progressista, il giusto. Uno dei fili che sta seguendo la narrazione mediatica del Conclave è il dualismo tra Cardinali conservatori e progressisti. Con i primi alla “ricerca” di un Papa che riporti la Chiesa sulla via della tradizione e i secondi che vorrebbero proseguire in maniera decisa sul percorso tracciato da Francesco. Due correnti di pensiero che certamente esistono, anzi co-esistono, ma che non possono essere considerate rigide categorie. Le sfumature del “porpora” sono, infatti, diverse, sottili e, all’interno della Cappella Sistina sigillata, spesso decisive.

Questo per dire che Pietro (il nome potrebbe essere una suggestiva coincidenza) Parolin è certamente vicino al pensiero di Francesco, ma non dobbiamo dimenticare che la sua abilità diplomatica venne riconosciuta anche da Benedetto XVI quando nel 2009 lo nominò nunzio apostolico in Venezuela e, allo stesso tempo, arcivescovo di Acquapendente. Una nomina avvenuta in un periodo molto difficile per i rapporti tra la Chiesa e le autorità politiche del Paese sudamericano del presidente Chavez.

Parolin è uomo che sa costruire ponti tra mondi distanti. Tanto che i vaticanisti appassionati di numeri dicono che il Cardinale veneto può contare, fin dalla prima votazione, su un buon numero di voti (una cinquantina). Ma non bastano.

La sua moderazione e la sua capacità diplomatica, riconosciute da tutti, potrebbero essere decisive nel corso delle votazioni. Non è un caso, infatti, che l’attuale segretario di Stato sia visto da molti come l’anello di congiunzione tra visioni distanti del prossimo papato. In una parola: la sintesi.

Ora, mi sia consentito un ricordo personale. Come tanti fedeli della nostra provincia, anch’io ho avuto modo di conoscere cardinal Parolin quando, nel novembre scorso, venne a Varese per percorrere la Via Sacra fino al santuario di Santa Maria del Monte. Custodisco ancora le parole che ci siamo scambiati. E ricordo tre dettagli non trascurabili: la stretta di mano salda, lo sguardo di chi sa leggere l’anima del suo interlocutore e le prime parole rilasciate alla stampa con le quali ricordò un altro grande Papa. Disse: «Una grande gioia salire al Santuario e ripercorrere la Via Sacra come fece anche Papa Wojtyla».

*Editore di Malpensa24

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