BUSTO ARSIZIO – Il premio Echidonna alla giudice Maria Greca Zoncu e un riconoscimento speciale all’artista, e vittima di violenza, Manuela Carnini per la sua ultima opera “Perfect Union“. Si chiude così, con la serata “La bellezza del coraggio” all’insegna dello spettacolo e dell’arte in sala Pro Busto, il calendario di iniziative della città di Busto Arsizio per la giornata internazionale dell’eliminazione della violenza sulle donne messo a punto dalle associazioni E.va Odv, Edera Odv e Amnesty International in collaborazione con l’amministrazione comunale.
Premio Echidonna alla giudice Zoncu
L’edizione 2025 del Premio Echidonna (un’opera di Walter Capelli) è stato assegnato a Maria Greca Zoncu, magistrato di Busto Arsizio, attualmente consigliere della settima sezione penale della Corte di Cassazione. «Donna nella giustizia e nel sociale, per la sua capacità di portare luce e speranza nelle trame di vita travagliate, offrendo concrete vie di uscita» la motivazione letta dalla direttrice di Echidonna Loredana Merlo. «Non so se ho offerto vie d’uscita, di sicuro ascolto – le parole della giudice Zoncu sul tema della violenza sulle donne – il mio lavoro è la repressione, ma se si riuscisse a fermare tutto prima dei processi sarei la persona più felice. È una mala educazione diffusa che crea un sacco di problemi».
Il coraggio di Manuela Carnini
Un riconoscimento anche per il medico e artista Manuela Carnini, in arte “Fridami”, che ha esposto sul palco la sua opera “Perfect Union” di cui ha fatto omaggio di una litografia a tutti i presenti. «Rappresenta l’unione perfetta di Manuela con Fridami, che si sposa con l’arte e con l’amore – le parole dell’artista bustocca – io mi ritengo fortunata, perché ho trovato E.va Odv e persone che mi hanno aiutata e protetta avendo avuto il coraggio di denunciare. Ma è un percorso lungo e complesso, senza una rete una donna rischia di crollare». La direttrice Loredana Merlo la elogia: «Manuela è stata una trascinatrice. Ogni goccia di colore è stata una pennellata di coraggio».
Il bilancio delle iniziative

«Tutto il mese è stato un bel messaggio, con testimonianze anche commoventi – promuove le iniziative il sindaco Emanuele Antonelli – tentiamo di combattere questo fenomeno, anche se i numeri continuano a crescere perché oggi le donne denunciano quindi un grande passo in avanti c’è stato. Noi siamo fortunati ad avere tantissime persone che si occupano di questo che è un “tumore” della società, a partire dall’assessore Reguzzoni. Adesso andiamo dai ragazzi e dagli uomini per far capire che non si possono trattare le donne come vengono trattate in certi casi». E l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni promette che «l’anno prossimo faremo il doppio», la delegata alle politiche educative Chiara Colombo pone l’accento sulle «giornate intense vissute in modo attivo dai giovani, che si stanno avvicinando a questo tema in modo sensibile». Presenti anche l’assessore Alessandro Albani e il consigliere Vincenzo Marra, mentre l’europarlamentare Isabella Tovaglieri fa leggere un suo messaggio di saluto.
Il botta e risposta

La serata, condotta da Annalisa Cantando e Maby Kubicek, vede salire sul palco i presidenti di E.va Odv (Emilia Barni), di Edera Odv (Maria Grazia Acquaviva) e della locale sezione di Amnesty International (Shakhrokh Farhanghi). Ma anche Alma Bonetti, presidente nazionale di Amnesty International: «Perdono la vita due donne a settimana perché hanno deciso di andarsene da una relazione tossica – le sue parole – servono prevenzione, protezione e punizione, ma i governi si sono concentrati soprattutto sulla punizione, che non è un deterrente e non è rilevante per fermare il fenomeno. Perché Filippo quando uccide Giulia non pensa ai 30 anni di pena. Serve davvero lavorare sulla prevenzione: al ministro Valditara chiederei perché privare chi cresce dell’educazione sessuo-affettiva, e in attesa della legge sul consenso, andiamo avanti con Donne al muro, monito e dichiarazione a cielo aperto». Ma l’assessore Paola Reguzzoni chiarisce: «Ben venga la prevenzione, ma servono anche pene certe, non cavigliere e allontanamenti, come a Samarate dove una donna è stata uccisa. Non possiamo chiedere di denunciare se poi le donne rimangono “in galera” per anni in casa rifugio mentre chi le maltratta è libero di muoversi».
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