Occorre riporre tanta fiducia nelle amministrazioni civiche guidate da Emanuele Antonelli a Busto Arsizio e Andrea Cassani a Gallarate per la grande trasformazione urbanistica dei due ospedali cittadini, destinati alla dismissione e alla riconversione in vista del nuovo nosocomio in condominio. Un atto di fede sulle capacità di regia dei due sindaci in una doppia operazione decisiva per il futuro di ampie porzioni urbane oggi occupate dai padiglioni ospedalieri, per altro in zone strategiche delle città in questione.
Operazione che aprirà, anzi, che ha già aperto il dibattito tra le forze politiche in campo, ciascuna con le proprie teorie, progetti e interessi elettorali. La presa d’atto di ieri, mercoledì 8 ottobre, nelle rispettive giunte dell’accordo di programma studiato da Arexpo (ora Principia) segna l’avvio della fase ufficiale e istituzionale della vicenda, che approderà in commissione e, successivamente, nelle assemblee civiche di Palazzo Gilardoni e Palazzo Borghi. Per dirla in chiaro, c’è da definire il riutilizzo di edifici che hanno fatto la storia sanitaria di Busto e Gallarate, oggi strutturalmente inadeguati per gli attuali modelli di cura e assistenza. Tant’è vero che Regione Lombardia ha pensato a un unico nosocomio , collocato in un’area baricentrica, finalmente funzionale ed efficiente.
Discorso arcinoto, che ha provocato polemiche, contenziosi politici, petizioni, strumentali posizioni anche di partiti i cui esponenti sanno perfettamente l’importanza di accorpare reparti e ambulatori per favorire l’attrattività (oggi ai minimi) per medici e infermieri e incrementare nuove, possibili eccellenze. Partiti che ciurlano nel manico per assecondare la parte dell’opinione pubblica che è contraria e così raccattare voti. A fronte di ciò, bisogna lavorare per riconsiderare al meglio la destinazione del Circolo di Busto e del Sant’Antonio Abate di Gallarate. Residenza, parchi, logistica, Rsa, attività pubbliche e quant’altro servirà per tenere in vita aree centrali e essenziali per le due città. Anche per non finire, come in altri centri vicini, nell’immobilismo che genera degrado.
Non si tratta di scelte semplici per una serie di considerazioni persino scontate, si tratta di ragionare possibilmente con cognizione di causa, affrancati dalle convenienze dei protagonisti chiamati alle decisioni, per le quali ciascuno dovrà giustamente dire la sua (ci mancherebbe). Lo scopo è di approdare a una sintesi che, se non metterà d’accordo tutti, sia comunque utile allo sviluppo collettivo. Qui entrano in gioco i sindaci, qui Antonelli e Cassani hanno il compito di gestire un confronto che si annuncia molto complesso, dove sono coinvolte anche Ats, Asst e naturalmente la Regione.
Confronto complicato e lungo, che stabilirà le linee guida degli interventi urbanistici possibili o quanto meno probabili per i due nosocomi. Poi toccherà ai prossimi primi cittadini, agli esecutivi che saranno eletti nel 2027, concretizzare gli eventuali progetti. Ma sono proprio questi due anni pre elettorali che si annunciano fondamentali, sono le determinazioni dell’accordo di programma che stabiliranno gran parte dei nuovi scenari urbanistici delle città, impegnate in un rinnovamento che parte dalla sanità per coinvolgere il tessuto urbano. Le responsabilità dei sindaci, degli assessori, delle maggioranze che li sostengono e delle opposizioni che li stimolano e li controllano, sono ineludibili perché preparano il domani. E scusate se è poco.
Busto, due anni per decidere il futuro dell’ospedale da dismettere e rigenerare
Riconversione dell’ospedale di Gallarate, la giunta fa il primo passo. Lo scenario
