GALLARATE – «“Gli anni” è stata l’ultima canzone scritta insieme. Non volevo però “stessa storia, stesso posto, stesso bar”. Stavo bene a Pavia con Max, ma volevo un’altra cosa: salire su un’altra giostra, più veloce. E con “Gli anni” ho sentito che era finita la missione con gli 883». Così Mauro Repetto ha raccontato ieri, domenica 15 ottobre, nella giornata finale di Duemilalibri, perché ha lasciato il famoso duo pop rock per andare negli Stati Uniti. Insieme al giornalista Massimo Cotto, coautore di “Non ho ucciso l’Uomo Ragno” ha ripercorso la storia di «un’equazione irrisolta» eseguendo per il pubblico del Maga, tra cui c’erano Andrea Cassani e Claudia Mazzetti, sindaco e assessore di Gallarate, “Come mai”, “Weekend” e altri successi.
«Vado a Miami, non so se torno»
«La tua vita è rock’n’roll. Facciamo un libro?». È stata questa la proposta rivolta a Repetto da Cotto, che in apertura ha puntualizzato: «Non corriamo il rischio di semplificare. “Non ho ucciso l’Uomo Ragno” non racconta di chi ha buttato tutto per amore di qualcuno, ma la storia di una persona, che ha fatto ciò non solo per amore di una donna, ma per raggiungere sé stesso. Il rock’n’roll, più che ribellione, è la libertà di fare quello che tu vuoi nella vita». Perdere e riguadagnare tutto: con la frase «Vado a Miami, non so se torno» rivolta al sodale l’artista di Pavia abbandonò il progetto 883 all’apice del successo per mettersi alla ricerca, e nella speranza di incontrare là, la modella Brandi Quinones di cui si era innamorato.

Repetto con Claudia Mazzetti
Fuga da New York e “ZuccheroFilatoNero”
Ma la vita oltreoceano di Repetto assunse tinte quasi tarantiniane a New York. «In una notte sono passato da probabile produttore a “persona non grata”. Il giorno prima ero in una stanza insieme a Russell Simmons, capo dell’etichetta Def Jam, e il figlio del padrone della Arista Records, al lavoro con la Power Station su un disco con un gruppo rap: era di Jeff, fidanzato di Beverly, un’amica di Brandi. Ma poi lui ha picchiato Beverly per un tradimento, con Simmons che ha preso le difese di lei. Dato il mio legame con Jeff, mi fece capire che non voleva più saperne dell’album, costringendomi a riparare a Milano nello studio di Toto Cutugno, l’unico all’epoca con un 24 piste. Ero stato a due dita dal top, il disco è poi uscito tradotto dall’inglese come “ZuccheroFilatoNero”».

I campionamenti e l’importanza di “Non me la menare”
Gli albori degli 883 sono stati con i campionamenti: «Negli anni Ottanta era una vera e propria disciplina, con i De La Soul come punto di riferimento. Armati di un Korg M1, campionavamo di tutto: le linee di melodia di “Nella notte” vengono da “Like a prayer” di Madonna e le chitarre dei Van Halen hanno contribuito a “Te la tiri”. Era lecito, e c’era solo Jovanotti a fare queste cose». All’inizio i demo di canzoni come “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, “Come mai”, “Tieni il tempo”, “Una canzone d’amore” e “Con un deca” presentati alla Warner Chappell ricevevano sempre rifiuti, «ma almeno potevamo esibire un contratto con loro. Il resto della gente dava esami e si iniziava a sposare, mentre noi restavamo dei marginaloni». Le cose sono cambiate con “Non me la menare”, «un rap-rock alla Beastie Boys che rompeva tutti i codici, ci ha veramente portato fortuna. Forse è quella la canzone più importante: ha aperto una porta in tutti i sensi».
La storia di una grande amicizia
«Conosci qualcuno di Genova Brignole?». L’amicizia tra Mauro e Max è iniziata con il primo che simulava conoscenze di malavita per colpire l’altro, «una delle persone più interessanti che abbia mai conosciuto, me ne sono accorto dalla prima volta che è entrato in classe al liceo. Sarebbe capace di tenere un comizio di dieci ore su qualsiasi argomento senza annoiare mai. All’inizio il sogno era più mio che suo; io ci mettevo faccia tosta ed energia, lui era la parte più razionale». In origine era di Repetto anche la voce degli 883, fino alla folgorazione, e seguente cambio di ruoli, sentendo Pezzali cantare i pezzi di Rick Astley e Frank Sinatra: «Come gli ho detto più volte, lo considero il Bruce Springsteen europeo. Poi mi piaceva Janet Jackson e ballare, quindi per me era normale farlo più indietro rispetto a lui, cercando di ricordare le coreografie che vedevo». Per il futuro c’è un pezzo inviato ad Amadeus e uno spettacolo teatrale con Maurizio Colombi; quanto agli 883, « è la storia di una grande amicizia. Non possiamo diventare colleghi: se faremo qualcosa di nuovo nascerà da una sghignazzata tra noi, non da un progetto a tavolino».

