La notizia della chiusura “senza vincitori” della gara per la concessione di servizi turistici e ricreativi presso l’ex Lido di Luino, è una bruttissima notizia. Sia per i cittadini sia per i turisti.
La domanda di fondo su cui vorrei attirare l’attenzione è precisa: perché soli 40 giorni per una procedura così complessa, a fronte di pendenze ancora aperte con il precedente concessionario?
Per quanto riguarda la prima parte della domanda, come imprenditore e come giurista, dico subito che la gara era ben congegnata e giustamente orientata a valorizzare l’apporto del futuro eventuale gestore con gli investimenti necessari per rendere (nuovamente) funzionante e attraente la storica struttura del ristorante e delle piscine. Tuttavia, aveva due punti deboli: il primo, una scadenza troppo ravvicinata (il termine per la presentazione delle offerte fissato per il 10 luglio, a fronte dell’apertura della procedura il 30 maggio). Il secondo, la particolare complessità dovuta al fatto che il concorrente doveva fare una proposta di investimenti e un piano di gestione partendo da una base progettuale e concettuale già sviluppata da altri e su lavori parzialmente realizzati o addirittura da realizzarsi in futuro da parte del Comune.
Eravamo consapevoli che sarebbe stata una faticosa e dispendiosa lotta contro il tempo. Comunque, dovevamo partecipare, coerentemente con la nostra visione rispetto al programma di investimenti per lo sviluppo turistico “Lago Maggiore 2026-2030” che la nostra società, Grand Luino srl, sta promuovendo da tempo, insieme ad altri operatori economici, italiani e stranieri.
Pertanto, con convinzione e impegno, ma soprattutto grazie al supporto di imprenditori che vantano un’esperienza territoriale ultraventennale nella ristorazione e nella gestione delle piscine – e ai preziosi consigli di Luca Cerinotti, Sergio Barzetti, Luigi Cacciapaglia, Maurizio Salvato, Mauro Cervi, Stefano Baroncini, a cui va la mia personale gratitudine e stima – alla fine, nonostante tutto, siamo riusciti a redigere una proposta complessiva – a mio avviso – molto valida per la Città, con investimenti previsti per 1.422.400 di euro (manutenzioni straordinarie incluse) rispetto al minimo richiesto dal disciplinare: € 100.000 per il complesso piscine, € 450.000 per il complesso ristorante.
In soli 40 giorni, abbiamo dovuto affrontare una serie importante di obblighi, “sintetizzati” in 27 pagine del disciplinare della gara “europea”: dal sopralluogo per avere contezza della situazione (lavori fermi, da ultimare, da fare ex novo, etc.), alla raccolta della copiosa documentazione
amministrativa prevista dal Codice degli Appalti (iscrizione e autorizzazione Anac, fidejussioni, contratti di avvalimento e documenti di gara unici europei delle imprese ausiliare, dimostrazione dei requisiti di fatturato minimi richiesti per le annualità 2020-2022 … cioè in pieno periodo della pandemia Covid, etc.); dalla progettazione architettonica di riqualificazione per entrambi i complessi, alla stima dettagliata degli investimenti minimi richiesti e di quelli riferiti alle migliorie da noi individuate come possibili; dalla elaborazione di un ponderoso Piano economico finanziario sostenibile per 20 anni, alla sua asseverazione di coerenza rilasciata – in tempi da record – da una società di revisione. Insomma, un compito davvero arduo per il poco tempo a disposizione. Perciò non nego che sono rimasto molto sorpreso quando ho saputo che all’apertura della prima busta, quella amministrativa, ci fosse anche un altro partecipante. Credo di Roma.
La gara, come è noto, è stata chiusa il 27 luglio, senza vincitori come dicevo, e senza l’apertura delle offerte economiche. Pare che da parte di entrambi i concorrenti non siano state inserite all’interno della domanda “alcune specifiche fondamentali di progettazione”. Ovviamente, abbiamo già fatto richiesta di accesso agli atti per capire cosa sia successo. Forse un errore informatico nell’invio della lista dei files?
In ogni caso, vista la decisione della Commissione giudicatrice interna, mi chiedo come mai l’Amministrazione comunale abbia scelto di non andare alla trattativa privata con i due partecipanti che avevano dimostrato di possedere i requisiti e le capacità economico-finanziarie richieste dalla legge. Ma c’è un altro fatto che avrebbe dovuto spingere l’Amministrazione a dare – per esigenze di interesse generale – più tempo ai concorrenti sin dall’inizio, spostando in là la scadenza del termine, magari al 10 settembre o oltre.
E passiamo così alla seconda parte della domanda iniziale. Nel corso dello svolgimento della gara siamo venuti a conoscenza che la Giunta comunale con atto n. 94 del 22 giugno 2023 (allegato) ha deliberato di transare la causa pendente davanti al Tar Lombardia sezione di Milano promossa dal concessionario, con l’obiettivo di risolvere consensualmente il contratto di concessione stipulato in data 24 novembre 2022.
Riassumendo, dopo 16 mesi dall’aggiudicazione al precedente concessionario (10/03/2022), di cui 9 spesi solo per la formalizzazione del relativo contratto di concessione (24/11/2022), si parla ancora di una lite pendente fra le parti? In poche parole, alla data del 22 giugno 2023, cioè tre settimane dopo l’apertura della gara, la fine della controversia giudiziaria deve essere ancora provata per iscritto. Di fronte a questa verità legale risulta ancora più sconcertante la fretta imposta ai partecipanti alla gara. Concludo auspicando che prima di eventuali future costose gare di appalto di lavori e delle conseguenti complesse gare di concessione di servizi, si possa fare un serio ragionamento collettivo sul futuro del Lido di Luino e sulle modalità d’azione per raggiungerlo effettivamente. E recuperare così quella fiducia che è alle radici dell’economia e del diritto.
L’approccio politico-burocratico eccessivamente tollerante della prima fase, e l’inspiegabile fretta pseudo-aziendalista della seconda, come purtroppo si è visto, non hanno prodotto nulla di buono. Nemmeno la riconsegna delle chiavi e la rimozione dei materiali e dei rifiuti che risultano ancora depositati all’interno dell’edificio di proprietà comunale. Ma non dovevano essere sgomberati 7 (sette) giorni dopo la firma della transazione davanti al Tribunale amministrativo (il 14 luglio?).
Luca Sartorio
Founder & Ceo – Grand Luino srl
ex lido luino gara – MALPENSA24
