FAGNANO OLONA – Sarà pure che “fare e disfare è un tutto un lavorare”, ma quando di mezzo ci sono anche i soldi dei cittadini e “il lavorare” è in capo a un’amministrazione forse ci vorrebbe maggiore attenzione. Questo per dire che a Fagnano, quando di mezzo c’è un asfalto nuovo, la sfiga (diciamo così, anche se al Castello non sono mai mancati assessori ai lavori pubblici – o meglio, fino all’altro giorno c’era – e tecnici con specifiche competenze) ci mette sempre lo zampino: una volta però è colpa di Alfa che non avvisa, un’altra – ciclabile via Pasubio – della pioggia che cade abbondante e non defluisce. Recidivi. Ma andiamo con ordine.
La gente ha pagato una Ciclopedonale o un’idrovia?
La pista ciclabile di via Pasubio è, a detta dell’amministrazione, uno dei primi fiori all’occhiello. Da 170 mila euro. Ed è anche una delle prime grandi opere portare a termine da chi ha in mano il timone del paese. Portata a termine…. mica tanto.
A poche settimane dalla conclusione del cantiere, infatti, macchinari e maestranze sono dovute tornare al lavoro. Nel dettaglio, pare che abbiano dovuto grattare copertura e resina appena posate poiché si creavano imbarazzanti pozze d’acqua al punto da far diventare la ciclabile un’idrovia.
Ma chi su quella pista ci ha messo l’occhio fin dall’inizio, il consigliere Paolo Carlesso, racconta che l’obbrobrio non sta solo nel “tacon” messo dopo aver speso un bel po’ di soldi pubblici. Già nella progettazione, infatti, c’era qualcosa che non funzionava: «Il tracciato passa per un tratto su un terreno di pertinenza privata e sopra le cantine sotterranee di un palazzo prospicente – spiega Carlesso – e questo dovrebbe bastare per fare valutazioni più approfondite. Nulla. Hanno scelto di procedere con una resinatura per impermeabilizzare il tratto ed evitare infiltrazioni. Peccato che forse hanno sbagliato a calcolare le pendenze e così quanto appena fatto l’hanno dovuto disfare dopo le prime piogge».
Insomma, hanno grattato l’asfalto e – aggiungiamo noi – pure il fondo se si pensa che a Fagnano non c’è opera pubblica importante che sia filata via liscia negli ultimi anni. Basti citare l’infinto cantiere del Galfra, quello a lungo abbandonato della palestra di via Venegoni, che addirittura risale nella progettazione all’epoca Simonelli e nella realizzazione dello scavo alla Catelli. E già c’è chi trema al pensiero che sono in corso i cantieri della mensa delle Rodari e dell’Elioterapica. «In ritardo», chiosa Carlesso. «E io pago», gli farebbe eco Totò, dando voce ai contribuenti fagnanesi.
