Fagnano, la lettera di dimissioni della Catelli: «Non accetto lezioni da Navarra»

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FAGNANO OLONA – La Catelli saluta (anche se non ancora in maniera definitiva) con un colpo di coda. Ovvero con una lettera tutto sommato pacata, in cui motiva le sue dimissioni, ma dal finale che ha il valore di una scudisciata a quel Giacomo Navarra con il quale non c’è mai stato verso di aprire un dialogo. Nemmeno quando il Colonnello ha cambiato il registro, senza però cambiare posizione del partito.

La bordata finale

«Solo una precisazione, riguardo a dichiarazioni fatte giorni fa da Forza Italia, la parte che mi sta più a cuore: non accetto lezioni dal commissario Navarra sul supporto ai cittadini e sul servizio alla cittadinanza. Sul resto, sugli accordi pre elettorali, è invece molto più ferrato di me». E’ questa la bordata finale che Elena Catelli riserva al consigliere azzurro.

La lettera di dimissioni

Rassegno le dimissioni da sindaco.
È venuta meno da parte mia la fiducia in una parte della maggioranza e ritengo sia impossibile proseguire nell’azione amministrativa. Fagnano ha necessità di una guida sicura, che vada al di là delle beghe del passato e della conta delle bandierine, dei personalismi, con un gruppo coeso. Con persone in grado di coniugare capacità amministrative, una visione di ampio respiro anche su progetti complessi in una maggioranza compatta con figure forti e consolidate. Soprattutto con idee, con la forza del pensiero, senza arroccarsi in posizioni preconcette. Magari anche non allineate e trasversali, nell’ottica esclusiva del bene del paese, non solo a parole ma nei fatti.

Nonostante tutto ho provato a rispettare i famosi accordi, mi sono seduta a tavoli provinciali, ho cercato assessori esterni che potessero darci una mano, ma quando le posizioni restano inconciliabili perché a monte ci deve essere solo il rispetto degli accordi, per me non rimane che andare a casa.

D’altronde un anno fa accettai con un discreto entusiasmo, ma un candidato sindaco evidentemente deve lavorare alla creazione della propria futura squadra e non trovarsela fatta. Da qui credo nasca il problema mai risolto.

Continuerò e continueremo a lavorare in questi giorni per le misure urgenti legate al coronavirus. Darò le dimissioni ufficiali in consiglio comunale il prossimo 28 maggio.

Solo una precisazione, riguardo a dichiarazioni fatte giorni fa da Forza Italia, la parte che mi sta più a cuore: non accetto lezioni dal commissario Navarra sul supporto ai cittadini e sul servizio alla cittadinanza. Sul resto, sugli accordi pre elettorali, è invece molto più ferrato di me. Ringrazio l’assessore Moltrasi perché questa sera ha cercato di comprendere la mia posizione.

Questione di feeling

Questione di feeling. Che non c’è mai stato tra Elena Catelli e Giacomo Navarra. E non solo per loro mancanze. Ridurre a loro due la resa dei conti che si è consumata in maniera definitiva ieri, venerdì 22 maggio, sarebbe riduttivo. E solleverebbe da ogni responsabilità chi, seppur magari in buona fede, ha dato una mano, giorno dopo giorno, a consumare l’entusiasmo ed esacerbare gli animi di quella che i quasi 3 mila voti credevano essere un’armata invincibile e che nel breve si è rivelata Brancaleone. Fino alla fine, con grande applicazione e coerenza.

Basta ascoltare e riportare i racconti (di una parte e dell’altra) di come è andata la riunione di maggioranza di ieri sera. «Sono volati insulti nei confronti del sindaco. E’ inaccettabile», dice chi sta in trincea con la Catelli.

«Ci hanno detto di tutto. Che siamo poltronari, ma non siamo certo noi ad avere il sedere attaccato alle poltrone, visto che in giunta c’è qualcuno che non si è ancora dimesso. Ci hanno detto che siamo “amici di Caianiello” e qualcuno dei nostri è stato accusato di essere un galoppino. E ci fermiamo qui». Ma sembrerebbe esserci di peggio, visto che c’è chi scrive in qualche chat fagnanese: «C’è chi ha usato toni e frasi passibili di querela».

Insomma una cosa è chiara: la guerra la si fa sempre (almeno) in due e in Più Fagnano cozzano mondi politici inconciliabili. Dove i passi avanti ora dell’uno, ora dell’altro non si capisce per quale perversa alchimia, si trasformano in sgambetti e le mani tese all’avversario in sganassoni che lasciano il segno.

Fuori i secondi

In tanti hanno provato in qualche modo a imbastire soluzioni. Che visto come sono andate le cose, evidentemente non erano gran che. Per ogni passo avanti compiuto dopo lunghe trattative, se ne facevano tre indietro. E tutti ci hanno lasciato qualcosa: chi la voglia, chi la pazienza e chi la faccia. Tanto che il vaso, ormai colmo, è come quello di Pandora: pronto a vomitare rabbie e veleni antichi e recenti. E da Varese, dove i provinciali sono stati sostanzialmente a guardare con la segreta speranza che qualche politico fagnanese trovasse la chiave giusta, è arrivato il segnale. Saranno, infatti, i segretari e coordinatori provinciali Matteo Bianchi (Lega), Giuseppe Taldone e Piero Galparoli (Forza Italia) e Andrea Pellicini (Fratelli d’Italia) dei partiti di centrodestra che a questo punto proveranno, mettendo al tavolo anche la Catelli, a trovare la quadra. Qualcuno dice a far digerire al sindaco i “famosi accordi pre elettorali”. Insomma la Saga del centrodestra al Castello potrebbe non finire qui e non finire così.

E le minoranze? Pop corn

Un paio di spallate i gruppi di opposizione le hanno date a Più Fagnano. Ma quando hanno capito che la baracca sarebbe andata a carte e quarantotto da sola non hanno affondato il colpo per evitare di avere sul groppone la responsabilità di essere additati come i liquidatori dell’amministrazione. E anche qui, la strategia delle minoranze non è che sia stata studiata a tavolino. E’ venuta da sé: servita sul piatto d’argento da una maggioranza sempre più litigiosa e divisa. Tanto che tutti quanti è come se si fossero messi in poltrona con un sacchetto di pop corn per guardare il cinema che c’è sempre stato in piedi nel centrodestra di Fagnano.

E così è stato. Roba da non credere per chi non ha vissuto questo anno di vita amministrativa al Castello, dove i protagonisti della debacle non si sono fatti mancare davvero nulla. E dove, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che nutre la speranza di mettere insieme i pezzi. E pazienza se Più Fagnano non sarà quella Lamborghini che ha fatto credere di essere a molti. I fagnanesi di questi tempi si accontenterebbero anche di avere un’amministrazione che assomigliare anche a “Pandino” della Fiat. Meno potente, meno performante, meno appariscente. Ma che per la strada che si deve fare, come si dice, “va benissimo”.

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