Gian Luca Rossi racconta la magica stagione del “triplete”

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 Mario Raimondi 

E’ uno dei volti più amati dai tifosi neroazzurri e da tanti anni segue l’Inter per TeleLombardia. Ne sono passati esattamente dieci da quando, in quel mese di maggio del 2000, l’Inter realizzò lo storico triplete. Gian Luca Rossi ricorda ancora i dettagli di quella stagione straordinaria.

“E’ stata l’annata a cui sono più legato, unitamente alla stagione del mio esordio come cronista nel 1988 ai tempi dell’Inter di Trapattoni – ricorda – . Nel 2000 la squadra di Mourinho fece qualcosa di incredibile. Quell’anno ho assistito a molte partite anche in Europa, ma all’inizio dell’avventura non avrei mai pensato di arrivare sino in fondo. Fino agli ottavi, quando affrontammo il Chelsea, ero piuttosto freddo: dovendo incrociare sulla strada il Barcellona pensavo che prima o poi la strada si sarebbe interrotta. Invece non fu così”.

Quando hai avuto la sensazione di poter vincere quella Champions?

“Sinceramente mai, sino alla tappa del Camp Nou. Dopo la gara di andata vinta a San Siro per 3-1 contro gli azulgrana però iniziai a pensarci: ricordo di aver prenotato l’aereo per Barcellona dopo quella vittoria in casa. Temevo che nella gara di ritorno si potesse concretizzare la remuntada e ricordo che a Barcellona, dove ho diversi amici, erano convinti di potercela fare. L’Inter perse per 1-0, soffrendo fino al novantesimo. Quella sconfitta, però, venne festeggiata con l’entusiasmo e la consapevolezza di aver compiuto una grande impresa. Dopo aver superato quell’ostacolo ho capito che c’è l’avremmo fatta e che la Coppa sarebbe finita nelle mani nerazzurre, indipendentemente dall’avversario della finale. Il giorno dopo la partita mi sono ripresentato al club di tifosi del Barcellona dove conoscevo diversi amici e mai come in quella circostanza vidi delle persone pietrificate: non dimenticherò mai quella scena. Da allora ogni volta che vado in viaggio a Barcellona, e mi è capitato anche recentemente con la nostra squadra di veterani, mi reco in una sorta di pellegrinaggio al Camp Nou per ricordare quell’impresa”.

E la finale di Madrid?

“L’Inter era lanciatissima dopo l’impresa di Barcellona e, come pensavo, vinse la partita. Ma attenzione: quel Bayern era una squadra piena di campioni e, infatti, l’anno successivo vinse la Champions. Quell’Inter però era una squadra straordinaria, forse all’ultima pagina di un ciclo irripetibile. Moratti l’aveva costruita negli anni, tassello per tassello, con grande passione”.

Cosa ricordi di dell’epoca Moratti, un periodo particolare per tutti i tifosi neroazzurri?

“Ho avuto il privilegio di conoscere anche il lato umano di un presidente che ha costruito una delle pagine più importanti della storia dell’Inter. Ci sarebbero moltissimi aneddoti da ricordare. In particolare ricordo il momento in cui si mise a bere la vodka con i dirigenti russi in occasione di una trasferta a Mosca. Recentemente l’ho incontrato in un’occasione particolare e mi ha confidato le motivazioni del suo addio all’Inter. Mi ha confermato di aver lasciato perché non si poteva più divertire e non si voleva accontentare di un ruolo secondario. Si era reso conto che non poteva più permettersi di acquistare i migliori giocatori in circolazione come aveva fatto durante la sua epoca con Ronaldo, il brasiliano, Vieri e tanti altri. Oggi Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar sono difficilmente raggiungibili. Nel calcio moderno diventa difficile competere con delle superpotenze economiche. Dopo la cessione a Thohir, Moratti non ha mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi di rientrare nel calcio. Oggi, anche in considerazione dell’età, sarebbe impossibile”.

Cosa ricordi di Jose Mourinho?

“Ho un ricordo straordinario. Mourinho è in grado di dividere le folle: io sono tra quelli che stanno dalla sua parte. Forse non è stato il miglior allenatore che ho conosciuto, ma sicuramente è stato il più grande motivatore. Ha fatto vivere delle emozioni irripetibili a tutto l’ambiente neroazzurro”.

Ronaldo, il brasiliano, e stato il più grande?

“Si sicuramente. Ho avuto la fortuna di vedere e commentare anche Maradona, che divide con Ronaldo la parte più alta del mio podio. Non si possono mettere a confronto: due fenomeni. Con Messi e Cristiano Ronaldo fanno parte di un ristretto gruppo di grandissimi della storia del calcio. Ma a Ronaldo, il brasiliano, sono particolarmente legato perché ha vestito la maglia neroazzurra”

C’è qualche altro successo al quale sei particolarmente legato?

“A tutta la stagione del record dei 58 punti con Trapattoni in panchina. Era il primo anno che seguivo l’Inter da cronista. Le vittorie valevano due punti e la squadra di Trapattoni vinse quasi tutte le partite. Ricordo a memoria tutta la formazione nella quale c’erano delle icone per i tifosi neroazzurri come Zenga, Bergomi e Ferri. Furono determinanti anche i due tedeschi Matthaeus e Brehme. Con Walter Zenga ho avuto un rapporto altalenante negli anni, ma di grande rispetto. Sono stato a trovarlo anche quando ha allenato all’estero. Lui dice di essere uno dei pochi che è nato e vissuto interista: è un dato di fatto”.

C’è un giocatore, tra i tanti che hai conosciuto, che ti ha particolarmente colpito?

“Jurgen Klinsmann, un uomo di una cultura straordinaria. Una volta ho fatto un viaggio, in occasione di una trasferta in Europa, al suo fianco. Mi colpì perché a differenza di altri leggeva riviste di difficile comprensione per uno straniero e mi fece molte domande sul sistema sociale italiano. Imparò la nostra lingua velocemente e nel tempo si trasferì in diversi campionati internazionali. Una persona con una visione sistemica fuori dal comune e la sua storia lo ha dimostrato”.

Venendo ai giorni nostri, Maurito Icardi tornerà prima o poi all’Inter?

“Penso proprio di no. Lui ha una storia del tutto particolare sulla quale non voglio dilungarmi, ma non mi sembra ci siano le condizioni per un suo ritorno. Potranno ritornare all’Inter diversi giocatori, ma Icardi non tornerà”.

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