Fagnano, la storia del bidone che ha ammorbato l’aria di mezza provincia

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FAGNANO OLONA – Il fusto che ha fatto impazzire mezza provincia di Varese continua a dare grossi grattacapi. E non stiamo parlando di un bel giovane che fa girare la testa a molti, bensì del bidone abbandonato da settimane in un terreno incolto nella zona delle Balzarine e che qualche mentecatto ha pensato bene di forare sprigionando la sostanza odorigena che ha ammorbato l’aria di molti paesi della Valle Olona. E scatenato una ridda di post via social in cui si chiedevano numi su quanto stesse accadendo.

Un brutto fusto

La storia del bidone abbandonato inizia ben prima di sabato 15 febbraio. A quanto pare, alcuni cittadini hanno segnalato quella presenza. Il Comune insomma sapeva di un bidone sospetto mollato in quel campo delle Balzarine. Comune avvisato mezzo salvato.

Tutt’altro. Dal Castello nessuno si è mosso per rimuovere il fusto o quanto meno per avvisare i proprietari del terreno chiedendo loro di farlo. E così scoppia la grana. Una mano misteriosa (in qualche modo) sprigiona la sostanza contenuta nel bidone e rende mefitica l’aria di mezza provincia per tutta la sera del sabato (“La puzza del sabato sera“), la notte e, in alcune zone, il tanfo dura anche la domenica mattina. Con i vigili del fuoco impegnati a tranquillizzare tutti. Finita? Macché.

E’ a questo punto che inizia il “secondo tempo” del cinema. Il Comune fa partire una serie di controlli e ispezioni in loco. Notare: il terreno è privato e tutto ciò che accade (dall’abbandono del fusto all’azione del Comune) avviene senza che nessuno si prenda la premura di avvisare i proprietari. Che rimangono ignari. O meglio vengono avvisati a cose quasi fatte. Anche dell’obbligo di bonifica che, secondo quanto comunicato dagli uffici del Castello, farà il Comune, con affidamento a una ditta esterna. Il conto però dovrà sostenerlo la proprietà del terreno.

A quel punto i proprietari dicono: “Fermi tutti, ci pensiamo noi”. E così riparte l’iter, ovvero viene contattata l’azienda che si occupa delle analisi e una seconda azienda che dovrà effettuare la bonifica. Ora, quelli che dovranno campionare il terreno contaminato per conto del privato sono gli stessi che hanno “sondato” l’appezzamento in questione su mandato del Comune. Ma i risultati – fanno sapere dall’azienda – non li possono fornire alla proprietà in quanto l’incarico è arrivato dagli uffici pubblici. «In sostanza – spiega la proprietà – abbiamo dovuto dare un nuovo mandato di rifare le analisi. Assurdo». Non solo: «La ditta che abbiamo contattato noi, come privati, per effettuare la bonifica ci ha presentato un preventivo di gran lunga più conveniente di quello dell’azienda incaricata dal Comune».

Beffa al quadrato

La dimenticanza o la sottovalutazione delle segnalazioni fatte per tempo, il danno di dover intervenire a porre rimedio per il gesto di un folle compiuto su una proprietà privata e l’obbligo di dover pagare economicamente per riparare i danni di altri hanno certamente amareggiato i proprietari del terreno. Ma la cosa che dopo tutto questo ha fatto davvero saltare la mosca al naso «è il fatto che l’amministrazione sta raccontando ai cittadini di essersi fatta carico della bonifica, quando invece a sistemare “i cocci” siamo noi proprietari del terreno». Come dire: “Diamo a Cesare quel che è di Cesare”.

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