VIZZOLA TICINO – «Le donne sono sempre state protagoniste delle rivoluzioni in Iran, lo sono state dal 2022 dopo la morte di Mahsa Amini e continueranno ad esserlo». Farian Sabahi, giornalista e scrittrice italo-iraniana e ricercatrice senior in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, offre un’analisi ad ampio raggio della situazione in Iran alla platea del Lions Club Sesto Somma presieduto da Andrea Sina, riunito in conviviale all’hotel Villa Malpensa di Vizzola Ticino. “Noi donne di Teheran“, questo il titolo del suo intervento, che richiama il suo reading teatrale dedicato al coraggio e alla resilienza delle donne sotto il regime oligarchico degli Ayatollah e dei Pasdaran.
La situazione in Iran

Dalla “rivolta del tabacco” di fine ‘800 fino al movimento Donna Vita Libertà innescato dalla tragedia di Mahsa Amini, studentessa curda di biotecnologie di 23 anni fermata il 13 settembre 2022 dalla Polizia morale a Teheran per un ciuffo di capelli che spuntava dal velo e morta tre giorni dopo per le percosse subite, sono sempre le donne al centro delle proteste che segnano i grandi cambiamenti in Iran. «Si pensava che il regime potesse crollare – rivela Farian Sabahi a proposito dell’ondata di proteste dopo il caso Mahsa Amini – poi il Consiglio per l’Interesse Nazionale ha deciso di non imporre con violenza il velo. Non vuol dire che ci sia maggiore libertà, visto che oltre 1200 persone sono state impiccate dall’inizio dell’anno, per il 52% per reati di droga. Ma la guerra Iran-Israele ha cambiato le carte in tavola». L’esercito di Netanyahu infatti, «oltre ai capi dei pasdaran e la fabbrica di droni, ha bombardato anche quartieri residenziali, depositi di carburante e carcere Evin, seminando il panico», racconta Sabahi. «Non si riusciva a scappare e di fronte alle bombe l’opinione pubblica si è compattata col regime perché il primo pensiero è quello di non essere ridotti come la striscia di Gaza, o frammentati in vari Stati». Ciò non significa che il regime non sia stato indebolito, ma non saranno le bombe a dargli il colpo di grazia. «La Repubblica Islamica può cadere per questioni interne, come la pessima gestione delle risorse pubbliche. Ad esempio ci sono le dighe vuote e sta per arrivare un aumento dei prezzi del carburante». Paradossale in un Paese ricchissimo di petrolio e di gas.
La forza delle donne di Teheran
L’intensa relazione di Farian Sabahi ha permesso anche di sfatare qualche mito sulla condizione femminile in Iran. «Non è l’Afghanistan – fa sapere la ricercatrice – le ragazze sono due terzi delle matricole universitarie e dei laureati, soprattutto in materie scientifiche, come ingegneri, medici, perché un titolo di studio serve per avere un reddito per emanciparsi. Sono estremamente agguerrite, tanto che ci sono le “quote azzurre” per le lauree in discipline mediche». Da questo punto di vista l’Iran «è una società matura, ma le donne giuridicamente valgono la metà rispetto agli uomini: ereditano la metà del patrimonio, il risarcimento in caso di violenza vale la metà, la testimonianza in tribunale vale la metà, serve ancora il permesso scritto del marito per espatriare». Eppure, rimarca Sabahi, «in Iran il diritto di voto alle donne c’è fin dal 1963, prima della civilissima Svizzera, e vige un diritto all’eredità che non c’è in altri Paesi islamici. E oltre a quello laico c’è anche un femminismo islamico, che lotta per la conquista di maggiori diritti all’interno dell’Islam».
