Voto di scambio a Ferno. «Nessun contatto pre elettorale tra Gesualdi e De Castro»

FERNO – «Dalle vostre indagini risulta che l’ex sindaco di Ferno Filippo Gesualdi abbia avuto contatti con Emanuele o Salvatore De Castro prima delle elezioni amministrative?». «No». «Prima delle elezioni amministrative a Ferno Gesualdi, sempre secondo le risultanze delle vostre indagini, ebbe contatti con Mario Filippelli?». «No». Chi incalza, domanda dopo domanda, è l’avvocato Gianluca Franchi che dell’ex sindaco di Ferno Gesualdi è il difensore. Chi risponde, davanti al collegio del tribunale di Busto Arsizio presieduto da Giuseppe Fazio, è uno dei carabinieri che ha condotto l’inchiesta Krimisa che nel 2019 decapitò (di nuovo) la cosca di ‘ndrangheta Legnano-Lonate con a capo il boss Vincenzo Rispoli, di cui Emanuele De Castro e Filippelli erano i luogotenti.

Nessun contatto

Da uno stralcio di quella inchiesta ha preso l’avvio l’indagine, sempre coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Milano Alessandra Cerreti, che vede l’ex sindaco di Ferno Gesualdi imputato per voto di scambio. Con l’ex primo cittadino sono a processo anche  Francesco Murano, i due fratelli Geracitano e Mario Curcio, considerato il braccio destro di Emanuele De Castro (ex cassiere della locale di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, oggi collaboratore di giustizia, ndr) e che l’accusa considera l’uomo cerniera per i presunti contatti con l’allora primo cittadino del paese che ospita l’aeroporto di Malpensa sul suo territorio. Oggi, martedì 25 giugno, in aula, però, durante il contro interrogatorio dell’avvocato Franchi è emerso che, questi contatti tra De Castro e Gesualdi, non ci sono stati.

Si rivolse ai carabinieri

La linea difensiva, che sinora ha retto in aula, è chiara: fu Enzo Misiano, consigliere della maggioranza Gesualdi all’epoca in quota Fratelli d’Italia (lui sì, arrestato e condannato in via definitiva a otto anni per i contatti con gli ‘ndranghetisti di Lonate e Ferno) a millantare, con i De Castro, la possibilità di poter “manovrare” Gesualdi in cambio di voti una volta eletto sindaco. Ma Gesualdi non solo non sapeva nulla, a domanda dell’avvocato Franchi su quanti sarebbero stati i voti “girati” a Gesualdi il teste non ha saputo rispondere (a differenza di quanto accaduto a Lonate con l’elezione di Danilo Rivolta che, per sua stessa ammissione, prese 300 voti dalla cosca), ma quando, ad elezione avvenuta De Castro chiese di incontrarlo prima rifiutò, tanto che De Castro disse intercettato di volerlo prendere a schiaffi, poi segnalò il tentativo di abboccamento ai carabinieri, quindi, su suggerimento dei militari dell’Arma, incontrò De Castro (che voleva informazioni su dei terreni) dando alle sue domande una risposta scritta. Documento oggi prodotto in aula dall’avvocato Franchi.

Il punto di svolta

A questo punto fondamentali saranno l’udienza del 9 luglio, quando tra le 9 e le 12, saranno ascoltati i De Castro padre e figlio (nel frattempo diventati collaboratori di giustizia) e l’udienza in cui sarà ascoltato Misiano stesso, chiamato al banco non dall’accusa ma dalla difesa di Gesualdi. 

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