BUSTO ARSIZIO – «Alzava lo sguardo», Bruno Paneghini. Lo ricorda così don Alberto Lolli, rettore del collegio Borromeo di Pavia, già coadiutore della parrocchia di San Giovanni, nell’ultimo saluto di fronte ad una Basilica gremita di gente fino all’orlo. In tantissimi hanno voluto salutare l’imprenditore e mecenate, fondatore di Reti Spa e presidente di ITS Incom Academy, venuto a mancare sabato scorso, 29 novembre, all’età di 61 anni. «Siamo sincronizzati, ora e per sempre» l’ultimo messaggio d’amore della moglie Ilenia, citando un artista esposto al MoMA di New York, Felix Gonzalez Torres, nell’opera “Perfect Lovers”.
La cerimonia funebre
Bruno Paneghini se n’è andato sulle note struggenti di “Gabriel’s Oboe” di Ennio Morricone, il celebre brano del film “Mission”. Era attorniato da centinaia di persone che lo avevano conosciuto e ammirato. A partire dai 400 collaboratori di Reti Spa, la “creatura” di Bruno, fondata nel 1994 e fatta crescere fino ad essere quotata in Borsa e a diventare un’azienda modello. «Non solo un’azienda – ricorda Lorenzo Beliusse, uno dei più stretti collaboratori di Paneghini, a nome di tutta la “squadra” di Reti – ma 400 professionisti che condividono un metodo, una cultura, un senso di appartenenza e una responsabilità comune in un settore, quello tecnologico, che corre veloce e dove spesso non è così scontato sentirsi parte di qualcosa che dura nel tempo». E in Basilica c’erano anche il sindaco Emanuele Antonelli, l’assessore alla cultura Manuela Maffioli, tanti imprenditori, uomini di arte e cultura, rappresentanti del mondo della formazione. Tutti stretti attorno alla moglie Ilenia e ai genitori di Bruno.
Gli insegnamenti

«La parola da portare con noi è accoglienza, uno dei tanti insegnamenti che Bruno ci ha lasciato» l’invito di Carlo Vanoni, noto critico d’arte, in un messaggio letto dal pulpito. «Ci sono quadri troppo grandi per essere guardati – sottolinea nell’omelia don Alberto Lolli, che ha concelebrato il rito funebre insieme al Prevosto monsignor Severino Pagani – e quella di Bruno è stata una vita troppo grande per essere capita oggi: servirà tempo, e distanza. Alzare lo sguardo è l’espressione che sintetizza la vita di Bruno. Ha vissuto capace di alzare lo sguardo. Con Ilenia, con cui ha condiviso progetti, passioni, fatiche. Con centinaia collaboratori, tesoro prezioso per cui aveva uno sguardo d’altri tempi attento e cortese. E attraverso la passione per l’arte: centinaia di opere di arte moderna e contemporanea, una zona di tregua per rallentare il passo e guardare la bellezza perché il cuore non diventi infermo. Il suo non lo era».
L’eredità

Paneghini, sintetizza don Lolli, «ha fatto della sua vita un capolavoro. Un’opera incompiuta, penserà qualcuno: ma chi non rimane incantato davanti alla Pietà di Michelangelo o alla Sinfonia n° 8 di Schubert?». Ora c’è un’eredità da portare avanti, pesa come un macigno ma è lo stesso imprenditore – che per i suoi collaboratori era alternativamente «mentore, guida, presenza in grado di rassicurare, o come un padre», visto che lui stesso diceva, di Reti e dell’Academy, «non abbiamo un figlio ma 400 ragazzi e 150 nipoti» – ad aver indicato la rotta da seguire. «Lascia un vuoto ma soprattutto il compito di portare avanti e custodire la visione che ci ha indicato – fa sapere dal pulpito Lorenzo Beliusse – aveva previsto la possibilità di non esserci impostando il futuro con lucidità che comprendiamo ancora meglio». Una nuova “Mission” per tutti, anche per la città.
Busto, il saluto di Reti a Bruno Paneghini: «Mente visionaria. Continuerà a ispirarci»
busto arsizio bruno paneghini – MALPENSA24
