Nelle tormentate trattative per la scelta del candidato sindaco di Somma Lombardo (si vota a fine maggio) irrompono accuse di misoginia e calunnie che Manuela Scidurlo, esponente di Fratelli d’Italia, sintetizza in una lettera a discapito dei possibili alleati di centrodestra che non l’hanno voluta a capo della coalizione. Insomma, misogeni e calunniatori. Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi rispetto al degrado della politica e ai suoi attuali interpreti, benché nel caso specifico potrebbero valere, più che l’ostracismo di genere, considerazioni di altro tipo, per nulla personali e, appunto, politiche, operative, di gradimento rispetto alle scelte (sempre politiche) del passato. Poi ognuno riassume le situazioni come meglio crede, tira addirittura in ballo la famiglia e lancia allarmi tutti da capire, se non altro da verificare e controprovare. Ma tant’è.
Lo scollamento del centrodestra sommese è la spia di un disagio che, al momento, sembra attraversare ampi settori della stessa alleanza in provincia di Varese, in primis nel capoluogo. Proprio qui e non a caso, sabato 28 febbraio, la coalizione ha riunito gli Stati Generali per sbrogliare la complicata e poco rassicurante matassa pre elettorale. E’ in questo contesto che Fratelli d’Italia vuole farla da padrone, seppure con qualche ragione. La più evidente di queste ragioni è il gradimento di cui gode a livello nazionale il partito di Giorgia Meloni. I sondaggi lo danno stabilmente in testa, poco sotto il 30 per cento dei consensi. Risultato che però non ha riscontri nell’area varesina, se non in una prospettiva alle urne che non è sostenuta da alcuna rilevazione statistica. Insomma, si viaggia sulla fiducia. Memori che nelle consultazioni amministrative del recente passato i riscontri sono stati deludenti, in quasi tutte le principali città come nei centri minori.
Soltanto Busto Arsizio vanta un sindaco con la casacca meloniana; ma, attenzione, Emanuele Antonelli fu eletto quando era al vertice di una lista civica di area e, soltanto successivamente, è transitato in maniera organica in Fratelli d’Italia. Busto, dove sindaco, vice e presidente del consiglio comunale sono tutti della stessa squadra, che ora reclama un assessore in più. Richiesta che arriva in forza del gruppo consiliare, irrobustito nel numero per il trasferimento sotto le sue insegne di esponenti municipali eletti però in altri partiti. Un salto sul carro del vincitore che non ha bisogno di essere commentato nelle sue motivazioni opportunistiche. E anche deprimenti.
L’anomalia bustocca è però accettata dal centrodestra locale che, allo stato, subisce lo strapotere dei Fratelli in modo silente e quasi ossequiente. Una subalternità che sembra intravedersi nella vicina Gallarate, nonostante l’energico sindaco Andrea Cassani della Lega, in funzione di future intese elettorali per le quali i meloniani, governati dall’ influente assessore regionale Francesca Caruso, hanno opzionato il candidato primo cittadino. Tutto da discutere nella spartizione provinciale dei posti, molto di già dato per fatto nei chiacchiericci dei retrobottega.
Poi c’è Somma Lombardo, non proprio l’ultima delle città del territorio. Lì, Fratelli d’Italia, al di là delle sorprendenti lagnanze di genere, pretende di essere riconosciuta traino dello schieramento. Un po’ come a Luino, dove però domina con meno affanni Andrea Pellicini, coordinatore provinciale nonché deputato al Parlamento. Un politico di primo piano, tra i più autorevoli del capitale umano dei Fratelli, che nella sua interezza non sempre è una compagine all’altezza delle necessità. Qui si introduce un altro problema, che riguarda appunto la preparazione politica e amministrativa di coloro che, lato meloniano, sgomitano per avere visibilità, considerazione e ruoli. Argomento delicatissimo, in un momento elettoralmente favorevole alla destra, che però non riesce a esprimere personalità capaci di affiancare con carattere e talento l’unica vera leader del partito, Giorgia Meloni.
