BUSTO ARSIZIO – “You are now entering free Sacconago“: è la curiosa scritta apparsa sul muro di una cabina di trasformazione dell’elettricità di via Marcello Candia, in piena zona industriale. “State entrando nella libera Sacconago”, una sorta di “dichiarazione d’indipendenza” da mano ignota che richiama lo storico murales di Londonderry – “You are now entering Free Derry” – simbolo della resistenza cattolica nell’Irlanda del Nord nell’epoca dei “Troubles” contro gli unionisti dell’Ulster.
Il rimando storico
La scritta, realizzata con delle decalcomanie da muro, si trova in via Candia all’angolo con via Massari Marzoli, all’esterno del maxi-capannone della Nupi di Luigi Genoni, nella parte della cittadella produttiva di Sacconago che guarda verso il confine con Bienate. Una location piuttosto prosaica rispetto all’originale murale “Free Derry”, che risale al 1969 e apparve nel pieno del sanguinoso conflitto nordirlandese alle porte del quartiere cattolico di Bogside nella città di Londonderry – solo Derry per i nazionalisti – come segno di autodichiarata autonomia dal dominio britannico. Forse ispirata da un’analoga scritta apparsa all’università di Berkeley nel corso delle proteste del ’68.
Solo goliardia?
Un rimando “alto” che però nel caso di Sacconago va inevitabilmente ridimensionato a pura goliardia. Anche se il quartiere in cui sorge la zona industriale è stato Comune autonomo fino al 1928, quando fu aggregato a Busto Arsizio insieme a Borsano, e ha sempre mantenuto un proprio fiero senso di appartenenza che lo rende una comunità molto peculiare all’interno della città. Tanto che i suoi abitanti si sentono “sinaghini” prima che bustocchi e forse “Free Sinagu” sarebbe suonato più adatto.
I precedenti
D’altra parte la stessa zona industriale cinquant’anni fa fu uno dei più forti motivi di frizione con Busto Arsizio: gli abitanti di Sacconago, in testa Giovanni Sacconago che poi fu l’anima del Carnevale Bustese, contestarono il sacrificio delle aree agricole in favore dei futuri insediamenti produttivi che avrebbero visto la luce dagli anni ’80. Più di recente, una “revanche” autonomista si è intravista in occasione della protesta “No Padel” – al grido di “Giù le mani da Sacconago” – che ha portato alla fine alla rinuncia, da parte dell’amministrazione comunale, alla realizzazione dei campi da padel previsti vicino alla pista di atletica.
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