BUSTO ARSIZIO – «Giù le mani da Sacconago. No a cattedrali nel deserto». Un’ottantina di persone si sono ritrovate nel salone della parrocchia di Sacconago per l’assemblea pubblica convocata dagli attivisti “No Padel” dopo la protesta contro gli abbattimenti degli alberi attorno alla pista di atletica in zona Madonna in Campagna. A ritrovarsi in cerchio diverse generazioni di sinaghini e di ambientalisti, preoccupati dal padel che porterebbe via il verde: non si è ancora stabilito esattamente come, ma la mobilitazione per salvare gli alberi in via Arturo Tosi è destinata a continuare.
La protesta
«Noi siamo pronti a salire ancora sugli alberi, non appena i lavori di abbattimento ripartiranno» rivela Micheal, uno dei giovani che si erano arrampicati nel primo giorno del cantiere e della protesta. Sono stati i giovani attivisti che hanno lanciato la mobilitazione spontanea, e che il giorno successivo sono stati ricevuti in delegazione dal sindaco Antonelli, a condurre la serata. «Con poco abbiamo ottenuto 10 giorni di stop al cantiere con una possibilità di ridimensionamento – rivela Micheal – spingendo di più magari si riesce a ottenere il risultato di fermare lo scempio. Da allora infatti gli abbattimenti si sono bloccati, con il Comune che è in attesa di risposta dal ministero dello sport rispetto all’ipotesi di revisione del progetto, con la proposta di realizzare due campi coperti invece che quattro scoperti, per poter risparmiare suolo e alberi.
Generazioni in mobilitazione
Poi sono entrati in scena quelli delle generazioni più mature. E se la politica, quella degli eletti in consiglio comunale, è rimasta fuori, in sala c’erano alcuni sinaghini che la politica la masticano ancora da protagonisti, come Luigi Genoni che è coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle. O che l’hanno masticata più o meno recentemente, come Andrea Damin, già segretario cittadino dei Verdi, ma soprattutto un veterano del calibro di Eugenio Vignati, già assessore DC nella Prima Repubblica, poi candidato alle primarie del centrodestra contro Antonelli nel 2016 e negli scorsi anni capo di gabinetto di Letizia Moratti quando era vicepresidente e assessore alla sanità di Regione Lombardia. E anche alcuni apporti esterni, come il comitato “Salviamo gli Alberi” di Gallarate, oltre alla presidente del circolo di Legambiente Busto Verde Paola Gandini.
Vignati “capopopolo”

Ed è stato proprio Eugenio Vignati ad un certo punto ad assurgere al ruolo di “capopopolo”, arrivando a richiamare i cattivi esempi del passato (l’abbattimento della chiesa di San Donato per allargare la strada e quello dell’ex oratorio in via Bellotti per fare spazio alle case popolari) e lanciando lo slogan «Giù le mani da Sacconago. No a cattedrali nel deserto». Anche in riferimento al maxi-ampliamento del terminal merci i cui lavori sono in corso. Le sue proposte sono chiare: «Non voglio arrivare a dire che si arriverà ad abbattere la chiesetta, ma quello per i campi da padel alla Madonna in Campagna è uno sperpero di terreno senza una progettualità – le parole di Vignati – il sindaco non faccia il commercialista ma faccia gli interessi dei cittadini. Proposta: facciamo questi campi a Beata Giuliana dove si sta già lavorando sull’ecomostro. Se si vuole si può. Là non ci sono alberi, c’è già un parcheggio, e si dà un servizio».
I suggerimenti
«Già la vostra presenza è una vittoria» ammette Andrea Damin, ricordando quando insieme ad Andrea Barcucci di Legambiente si incatenava agli alberi dei viali destinati ad essere abbattuti. «Poi però li hanno tagliati lo stesso. Ecco perché serve una mobilitazione forte». Luigi Genoni (M5S) invita a «non fidarsi del sindaco», portando l’esempio della battaglia per salvare i tigli di viale Duca d’Aosta. «Presidiare il territorio è fondamentale. Ma chi ha pensato di usare per dei campi da padel i soldi del PNRR, che erano pensati per la sanità, merita solo sberleffi». Il Comitato Salviamo gli Alberi porta la sua esperienza e suggerisce di «chiamare i Carabinieri Forestali» per sollecitare verifiche sulla regolarità degli abbattimenti e di «fare un esposto alla Procura della Repubblica, firmato dal maggior numero possibile di cittadini. Crediamo che non ci si debba arrendere». Tra i presenti prevale la voglia di fermare il progetto: «A Sacconago il padel non lo vogliamo». I giovani vorrebbero una grande mobilitazione di piazza, a Sacconago o davanti al Comune, per tenere il fiato sul collo degli amministratori, ma per ora si sa solo che la mobilitazione proseguirà, insieme alla petizione che ha già superato le 1400 firme, in forme da concordare.
