Futuri sindaci in fuga dal confronto

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Scontato il rimando a Ecce Bombo di Nanni Moretti: “Che dici mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” E’ la stessa domanda che forse si pongono alcuni candidati sindaci, anche di Comuni di prima fascia, che declinano gli inviti a partecipare ai faccia a faccia con i loro colleghi/avversari in corsa alle prossime elezioni amministrative.

Usiamo la formula dubitativa “forse” perché ci nasce il sospetto che potrebbero esserci ben altre motivazioni rispetto ai dubbi comportamentali espressi dal regista e attore romano nel suo film. Che si tratti di una fuga bella e buona davanti all’eventualità di “mettere in piazza” sì pregi e virtù ma, soprattutto, limiti e lacune che potrebbero influire sugli elettori? Insomma, c’è chi teme la brutta figura e, con mille scuse, preferisce sottrarsi al confronto pubblico, una svicolata bella e buona per non misurare competenze, capacità, programmi, empatia e dialettica con gli altri concorrenti alla poltrona più importante del Municipio.

Meglio restare al coperto, evitando di esporsi o, al massimo, raccontarsi senza interlocutori che potrebbero smentire la propagandata pretesa di affidabilità e le promesse da campagna elettorale, quasi sempre scritte sull’acqua. Insomma, più comodo e sicuro fare da soli. Qui sta il punto del nostro discorso: come potrà mai un possibile primo cittadino garantire un’oculata e efficace azione amministrativa se non ha né lo slancio né il coraggio di affrontare il necessario dibattito pre elettorale? Come possono i cittadini farsi un’idea esaustiva sul “sindaco” che sceglieranno nell’urna se gioca a nascondino e rifugge i raffronti? Qual è il grado democratico che esprimerà una volta eletto, cioè, come favorirà la partecipazione?

Domande che, come diceva quel tale della televisione, nascono spontanee ai “no” di candidati che si affidano agli slogan, alle brochure patinate e piene di buone intenzioni, di annunci e di tutto quanto fa… spettacolo. Una situazione diffusa nei paesi e nelle città che vanno al voto a giugno, dove la tensione pre elettorale si taglia con il coltello e, più o meno sottotraccia, si prova a sgambettare gli avversari pur di guadagnare consensi.

Che sia sempre stato così può essere vero. Con una differenza: prima ci si scontrava principalmente sui contenuti, oggi si va sul personale e senza esclusioni di colpi. Non si tratta di mera nostalgia del passato, ma di una semplice constatazione. Il fatto che molti candidati, a volte con tracotanza, rifiutino il dialogo pubblico ne è la conferma. Quanto meno di una politica anche locale che ha clamorosamente perso sostanza e credibilità per cedere spazio all’inconsistenza dei suoi nuovi, spocchiosi quanto fragili protagonisti.

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