«30 gradi alla Croce Rossa di Gallarate», la Cgil: impossibile lavorare così

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GALLARATE  – «Questa mattina, alle 6, in una delle sedi operative si registravano già 30 gradi: una temperatura inaccettabile per chi deve iniziare un turno di lavoro e prestare soccorso alla cittadinanza». Così la Fp Cgil Varese denuncia «con forza», scrivono in una nota, «il perdurare delle gravissime condizioni microclimatiche nelle sedi della Croce Rossa Italiana – Comitato di Gallarate».

«Nessuna risposta»

Lo scorso 22 giugno, prosegue il testo diffuso dal sindacato, «avevamo formalmente diffidato l’ente, concedendo sette giorni di tempo per adottare gli interventi necessari a garantire condizioni di lavoro dignitose e conformi alla normativa sulla salute e sicurezza. Quei termini sono ormai scaduti». La risposta ottenuta? «Nessuna». E aggiungono: «Parliamo di lavoratrici e lavoratori che trascorrono gran parte del servizio all’esterno, impegnati nei soccorsi, indossando dispositivi di protezione e divise che aumentano ulteriormente lo stress termico». Al loro rientro, quindi, «dovrebbero poter recuperare in ambienti idonei». Invece, è la denuncia, «trovano locali privi di adeguata climatizzazione e condizioni che mettono seriamente a rischio il loro benessere. Anzi, l’unico locale climatizzato è reso indisponibile perché chiuso a chiave per impedirne l’accesso ai lavoratori».

«Subito interventi»

Per la Cgil, quindi, «è incomprensibile come, di fronte a un’estate caratterizzata da temperature estreme e dopo una precisa segnalazione sindacale, non siano ancora stati adottati provvedimenti efficaci». La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro «non è una facoltà del datore di lavoro, ma un preciso obbligo previsto dal D.Lgs. 81/2008», ricordano. «A questo punto non bastano più rassicurazioni o promesse. Servono interventi immediati».

«La pazienza è finita»

Per questo motivo la Fp Cgil Varese «valuterà ogni ulteriore iniziativa a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, comprese le segnalazioni agli organi competenti affinché vengano accertate eventuali responsabilità». Concludono: «Chi ogni giorno garantisce il soccorso alla popolazione non può essere costretto a lavorare in condizioni che mettono a rischio la propria salute. La pazienza è finita. Ora pretendiamo risposte e fatti».

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