GALLARATE – Una città che continua a scommettere sull’arte contemporanea. Lo dimostra la 28esima edizione del Premio Gallarate, dal titolo “Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica”, presentata questa mattina 11 febbraio al museo Maga. Le opere in mostra, destinate a rimanere patrimonio museale, saranno visitabili fino al prossimo 11 ottobre.
Arte Viva
La rassegna presenta le opere di cinque artisti – Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi, Martina Rota – che si esprimono attraverso linguaggi capaci di coinvolgere la parola, il corpo, il suono, l’altro. Pratiche che assumono una dimensione processuale e relazionale, interrogando i confini dell’opera e il ruolo stesso del pubblico.La proposta curatoriale voluta da Eva Fabbris (direttrice del Madre – Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli), Lorenzo Balbi (direttore del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna) e Caterina Riva (direttrice del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli (CB), introduce al Maga azioni artistiche dinamiche, contribuendo all’incontro tra linguaggi vivi e performativi e le convenzioni di spazio e tempo proprie dell’istituzione museale, con l’intenzione di includerli nella collezione permanente.
Mostra olimpica
Come ha sottolineato l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso (presente questa mattina insieme al sindaco Andrea Cassani, l’assessore di Gallarate Claudia Mazzetti, il presidente del Maga Mario Lainate con la direttrice Emma Zanella e Alessandro Castiglioni), questa edizione del Premio Gallarate è realizzata grazie al contributo di Regione Lombardia nell’ambito del bando Olimpiadi della Cultura – progetto “Orizzonti in movimento” ed è inserita nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che anima l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali. Il progetto riflette e include alcuni aspetti essenziali dei valori olimpici, tra cui il rispetto e l’universalità, promovendo principi come la sostenibilità e l’accessibilità mettendo al servizio delle comunità la cultura e le arti tanto quanto lo sport.
Le cinque opere
Le cinque opere presentate, intese come dispositivi relazionali, saranno attivate dagli artisti e dal pubblico durante i mesi di apertura della mostra, per culminare in un momento collettivo e corale in occasione dell’apertura della quinta edizione del Festival Archivifuturi dal 5 al 7 giugno 2026, con un programma di incontri dedicati alle performing art. Il lavoro di Allison Grimaldi Donahue (Middletown, Connecticut, USA, 1984) ha una natura multidisciplinare e utilizza la parola come uno strumento per costruire relazioni di carattere culturale, sociale e storico. Le sue opere si presentano dunque come dispositivi aperti e partecipati.
La ricerca di Francesco Fonassi (Brescia, 1986) interroga i significati e le derive che le culture sonore assumono in relazione allo spazio sociale, all’ambiente naturale e agli aspetti antropologici e pseudoscientifici dei contesti in cui opera.

Ring Ring Ring di Francesca Grilli (Bologna, 1978) è un’ampia e articolata riflessione attorno al tempo che, nelle sue opere, scorre e intreccia storie personali e intime, attraverso un linguaggio multidisciplinare capace di combinare pratiche performative con elementi scultorei, fotografici e video.
Al centro del lavoro di Beatrice Marchi (Gallarate, VA, 1986) si trovano storie raccontate utilizzando una complessa stratificazione di linguaggi, dall’illustrazione al video, dalla pittura alla musica. I temi e i personaggi sono spesso ricorrenti e trovano origine nella biografia dell’artista ma poi si trasformano assumendo posture e forme grottesche, surreali, fantastiche.
Studiando il movimento, la parola e la relazione tra corpo e spazio, Martina Rota (Bergamo, 1995) concentra la propria ricerca attorno all’elaborazione del trauma, alla cura e alla memoria. In questa prospettiva le opere dell’artista si strutturano come luoghi di incontro o come azioni performative in cui il corpo è fortemente influenzato dal contesto culturale, naturale e sociale circostante.
Le dichiarazioni
Il sindaco di Gallarate Andrea Cassani: «Con questa edizione del Premio Gallarate prosegue una tradizione artistica che caratterizza la nostra città dal 1950. Ed è grazie alla continuità di questo Premio che il nostro museo ha costituito la propria collezione. È, dunque, importante per la città che questo evento continui in un dialogo aperto con il presente e dunque, in questa occasione, con le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026».
L’assessore alle Attività Formative del Comune di Gallarate Claudia Mazzetti: «Proprio del 2025 abbiamo celebrato i 75 anni del Premio Gallarate con la mostra Atto Unico che ha portato oltre diecimila visitatori a riscoprire la storia del nostro museo e della nostra città. Questa nuova edizione del Premio prosegue una storia importante quella che traccia il profilo della nostra identità culturale presente».
Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia: «Con il progetto Arte Viva, il Premio Gallarate si conferma un’eccellenza capace di rinnovarsi, portando il territorio di Varese e, più in generale, la Lombardia al centro del dibattito contemporaneo sulle arti performative. Il MA*GA si consolida così come polo strategico e come istituzione in grado di dialogare con i grandi centri di produzione contemporanea, dimostrando che la qualità culturale in Lombardia è capillarmente diffusa e di respiro internazionale. Questa iniziativa, sostenuta da Regione Lombardia e inserita nel palinsesto dei Giochi della Cultura, incarna pienamente lo spirito olimpico, l’incontro tra persone e la partecipazione attiva. Portare l’arte fuori dalle teche per farla diventare processo relazionale significa rendere la cultura un patrimonio vivo, capace di lasciare un’eredità duratura sulle nostre comunità».
Giovanni Orsini, Presidente Associazione Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate ETS: «Il Premio Gallarate si conferma oggi come un organismo vivo, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Questa XXVIII edizione riafferma la vocazione del Premio a essere luogo di ricerca, di ascolto e di confronto con la produzione artistica contemporanea, in dialogo con le trasformazioni del tempo che abitiamo. In questo clima di continua evoluzione, inoltre, la costituzione del Premio Gallarate come ente di terzo settore rafforza il nostro impegno pubblico, culturale e civile, rendendoci ancor più radicati nel territorio pur mantenendo uno sguardo internazionale. Desidero ringraziare gli artisti e i curatori, il Museo MA*GA, Il Comune di Gallarate, Regione Lombardia e tutte le persone e le istituzioni che continuano a credere nell’arte come spazio di incontro, di cura e di trasformazione».

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