GALLARATE – La carenza di personale nel mondo dell’assistenza per gli anziani resta un problema: uno strascico dell’era Covid. Per questo motivo – ma non solo – la Fondazione Bellora di Gallarate è voluta correre ai ripari, affidandosi a un’agenzia per il lavoro – la Synergie – e così andare incontro alle molte domande di impiego. Soprattutto da parte delle persone in difficoltà. Ne è nato un percorso di formazione per sei aspiranti professionisti Asa (ausiliario socio assistenziale) che oggi vivono in «condizioni di disagio», sottolinea la caposala Antonia Di Benedetto della struttura di piazza Giovane Italia. E che porterà automaticamente all’assunzione con contratto a tempo indeterminato.
L’aiuto a chi è in difficoltà
Un progetto che va incontro a più esigenze. Non solo a favore delle Rsa, sempre alla ricerca di personale. Ma anche rispetto a chi è alla ricerca di un posto di lavoro. In questo caso sono persone in difficoltà – per lo più straniere – che cercano un posto sicuro e che permetta di vivere dignitosamente, occupandosi delle proprie famiglie. Sono persone che hanno necessità di concludere un percorso di studi, in certi casi. In altri casi dispongono, invece, di lauree da infermieri o addirittura da medici conseguite in altri Paesi: attestati che in Italia però non sono riconosciuti. E che portano a lunghi iter burocratici per il riconoscimento del valore o a percorsi per ottenere i certificati utili a operare nel settore sanitario.
Il progetto
Ed è qui che interviene la Synergie. Il piano è stato presentato da Alessandro Loro, questa mattina – 12 dicembre – nella Rsa Bellora. «La Fondazione aveva bisogno di sei Asa, li aveva già individuati», ha detto. «Noi, come agenzia per il lavoro, abbiamo accesso ai fondi Formatemp, che permettono di finanziare i corsi ai partecipanti». Si parla di circa 2.300-2.500 euro che ogni corsista risparmia. «Ce l’abbiamo fatta e abbiamo preso contatto con Acof per la parte teorica della formazione che si occupa della parte formativa». La novità di questo sistema sta nel fatto che «siamo riusciti ad assumere tutti i corsisti in tempo indeterminato, in modo da assicurare loro una forma di stabilità». Infatti, in genere, «i corsi non sono retribuiti e sono da 800 ore: il rischio è che qualcuno non concluda la formazione», ha aggiunto Loro.
Ora invece è stato individuato un altro metodo. Lo ha spiegato la caposala Di Benedetto: «Mentre studiano fanno esperienza sul campo, sono accompagnati dai professionisti». Insomma, mentre imparano riescono a guadagnare qualcosa. «Sono persone che arrivano da realtà particolari e contesti familiari disagiati. Abbiamo dunque intenzione di insegnare un mestiere e di concludere l’iter formativo con delle competenze già acquisiste». Un progetto che è stato fortemente sostenuto anche dalla direttrice della Fondazione, Vanna Barca.
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