GALLARATE – Due euro. E’ quanto chiesto dalla madre del 47enne, assistito dall’avvocato Livio Grandis, quale risarcimento per le tribolazioni causate dal figlio, tossicodipendente e alcolizzato, finito a processo davanti al presidente Rossella Ferrazzi. La vicenda è lunga e la donna, assistita dall’avvocato Carlo Alberto Cova, ha sempre detto, nel corso del processo, di non volere soldi «Voglio soltanto che mio figlio venga curato». Di qui la richiesta risarcitoria, in quanto parte civile: un euro per i danni materiali, un euro per i danni immateriali.
L’assenza dei Servizi Sociali
Qualora vi fossero dubbi sulle intenzioni della madre dell’imputato la richiesta risarcitoria sgombra il campo da ogni perplessità. La donna ha più volte ripetuto in aula: «Voglio solo che mio figlio venga curato», chiedendo un intervento finalmente risolutivo da parte dei Servizi Sociali, mai intervenuti nel corso della vicenda nonostante vi fossero tutti gli estremi per farlo. Tra l’altro va sottolineata la mancanza di strutture adeguate a sostenere chi ne ha necessità. Il perché è presti detto. Il 47enne è stato giudicato parzialmente scemato di intendere e di volere nel corso del processo. I fatti sono presto detti: l’imputato, con problemi di tossicodipendenza e di alcolismo, stalkerizzava la madre e le estorceva denaro, con “prelievi tra i 150 e i 300 euro giornalieri, per acquistare lo stupefacente.
La condanna
Davanti a un no il 37enne reagiva: auto della madre vandalizzata con una pietra, citofoni di casa devastati (l’uomo vive a Casorate Sempione e sul punto il giudice si è espresso con un ne bis in idem essendo pendente un procedimento parallelo) e persino la tomba di famiglia devastata. Devastata la lapide del padre, per intenderci. Il pm ha chiesto una condanna a 6 anni. La sentenza ha visto l’uomo condannato a 2 anni e 6 mesi con un risarcimento a due euro per la madre. «Voglio solo che venga curato».
