GAVIRATE – La contemporanea entrata in funzione di due impianti di riscaldamento in diversi appartamenti avrebbe causato l’accumulo di monossido di carbonio che nell’ottobre del 2019 ha causato la morte di Giuseppina Salvi, 93 anni, e del figlio Pierluigi Roncari, 61 anni, nell’appartamento di via Pozzi a Gavirate dove vivevano (immagine di repertorio).
Parola ai consulenti
Per quelle morti sono a processo con l’accusa di omicidio colposo l’amministratore del condominio e l’installatore dell’impianto che, difeso dall’avvocato Simona Ronchi, eseguì i lavori parecchio tempo prima della tragedia. Oggi, mercoledì primo giugno, davanti al giudice Andrea Crema ha testimoniato il consulente tecnico del tribunale incaricato di ricostruire l’accaduto accertandone le cause.
Avvelenati nel sonno
Una “condotta a tiraggio forzoso” avrebbe impedito ai residui di combustione mortali di defluire all’esterno dell’appartamento consentendo così al monossido di carbonio di avvelenare madre e figlio nel sonno. L’udienza è stata quindi aggiornata al 21 febbraio quando la parola passerà ai testi e ai periti delle difese.
