Gdf sequestra beni per 344 mila a Paolo Romani, indagato per peculato

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Paolo Romani

MONZA – Un appartamento nel Milanese e due conti correnti, per oltre 344 mila euro sono stati sequestrati dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza all’ex senatore Paolo Romani, indagato dalla Procura di Monza per peculato. Il provvedimento cautelate, emesso dal Gip di Monza, è stato eseguito oggi, lunedì 10 ottobre, su richiesta della Procura di Monza.

A quanto emerso a inizio indagini, Romani, quando era a capo del Gruppo Parlamentare di Forza Italia in Senato, avrebbe sottratto illecitamente dai conti del partito guidato da Silvio Berlusconi la cifra equivalente a quella sequestrata con la presunta complicità dell’amico imprenditore Domenico Pedico, pure lui indagato. L’indagine, partita da alcune segnalazioni per operazioni sospette sui conti di FI, ha riscontrato come il senatore, tra il 2013 e il 2018, “avendo la disponibilità di somme di denaro giacenti” sul conto del partito presso una banca di “Palazzo Madama e intestato al gruppo Forza Italia e con delega a suo favore“, riporta il capo di imputazione, “si appropriava dell’importo complessivo di 83 mila euro”, tramite tre assegni emessi a sua firma “e a sé intestati”, per poi depositarli sul proprio conto corrente, in una filiale di Cinisello Balsamo (Milano).

I finanziari del Nucleo Speciali di Polizia Valutaria hanno ricostruito altre due operazioni analoghe. La prima per oltre 180 mila euro prima transitati sul conto di Pedico, e su quello della ‘CarontGraft D&K srl’, società in liquidazione, sempre riferibile all’imprenditore. La somma, è l’ipotesi, sarebbe poi stata dirottata dallo stesso Pedico sui suoi conti personali e, infine, restituita a Romani, tramite altri assegni bancari. Il senatore avrebbe inoltre utilizzato 95 mila euro circa per spese personali e per il pagamento di prestazioni a professionisti non conformi al regolamento del Senato della Repubblica

.L’attuale senatore di ‘Italia al Centro’, in una memoria depositata in Procura in occasione del suo interrogatorio, aveva spiegato i movimenti con la sua “assoluta buonafede”, per aver dovuto anticipare spese a seguito del Patto del Nazareno, del 2013.

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