Gli ospedali di Busto e Gallarate accorpano i reparti. Ma si sapeva

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GALLARATE – Tengono sempre banco gli argomenti della sanità e, più precisamente, i nuovi assetti dell’ospedale gallaratese. A mantenere attuale la questione è la notizia che chiude Pediatria. Per il momento nei mesi estivi, così da consentire al personale di effettuare le ferie; ma non è detto che il reparto del Sant’Antonio Abate possa essere definitivamente trasferito al Circolo di Busto Arsizio. Scelta che fin d’ora sta suscitando malumori e proteste tra addetti ai lavori, sindacati e utenti.
Non va però dimenticato che è in atto, con la regia del direttore generale Eugenio Porfido, un piano di razionalizzazione tra i nosocomi della due città, appunto Gallarate e Busto. Scelte strategiche che hanno come obiettivo l’eliminazione dei doppioni e l’ottenimento di funzionalità e efficienza dei percorsi diagnostici e terapeutici. In quest’ottica sono già state accorpate alcune unità, Neurologia trasferita a Gallarate assieme a Oncologia, Urologia e Otorino localizzate a Busto. Sono soltanto alcuni esempi di un’operazione che, in attesa dell’ospedale unico (se mai si farà) e in virtù della fusione tra le due vecchie aziende ospedaliere, era, anzi, è nelle cose. Insomma, si è sempre saputo che sarebbe finita in questo modo. Chi si sorprende adesso, o non si era accorto delle motivazioni che hanno sostenuto la fusione e la nascita di un’unica Asst o, addirittura, strumentalizza per interessi personali, di settore o politici.

Cambio di passo culturale

Razionalizzazione è sinonimo di risparmio. Non bisogna essere degli esperti per rendersi conto quanto sia importante cancellare gli sprechi, con reparti a pochi chilometri di distanza uno dall’altro, reparti che presentano prestazioni numericamente basse, ma che richiedono personale e strumentazioni adeguate per il loro funzionamento. Vale per la Pediatria di Gallarate e per altre unità. Vale in linea generale per l’intero sistema, oggi posizionato su tecnologie costose e su degenze brevi, che comportano modelli curativi più performanti rispetto a qualche decennio fa. Tutto ciò a fronte della carenza degli organici sia per quanto riguarda gli specialisti sia per gli infermieri.
Per dirla in un altro modo, è un cambio di passo operativo e assieme culturale quello che serve, in una visione futura che porterà, quanto meno nelle intenzioni, a una sola struttura ospedaliera, appunto più moderna e funzionale rispetto agli attuali edifici obsoleti e comunque bisognosi di costante manutenzione. Il punto è però uno soltanto: la volontà politica di realizzare il nuovo ospedale in condominio tra Gallarate e Busto Arsizio. La Regione assicura che non si tirerà indietro, che ci sono anche i finanziamenti (350 milioni di euro), che l’iter realizzativo è oramai avviato. Nel frattempo va avanti la razionalizzazione dell’esistente, che comporterà giocoforza alcuni sacrifici. A cominciare dal fatto che non si può più avere l’ospedale sotto casa come accadeva una volta. Oggi le aspettative sanitarie sono alte e richiedono uno sforzo a cui sono chiamati gli operatori ospedalieri ma soprattutto i cittadini.

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