MILANO – Milano ha dato oggi l’ultimo addio a Ornella Vanoni, l’artista che con la sua voce e la sua personalità unica ha segnato la musica e la cultura italiana. La città, che le ha dato i natali e che lei ha amato profondamente, ha proclamato il lutto cittadino per l’intera giornata. La cerimonia funebre si è tenuta nel pomeriggio nella Chiesa di San Marco a Brera, il quartiere dove l’artista risiedeva, dopo due giorni di commossa camera ardente al Piccolo Teatro Grassi. Un luogo simbolo, il Piccolo, che ricorda il suo esordio come attrice e il legame indissolubile con il maestro Giorgio Strehler.
Tantissimi a darle l’ultimo saluto
Lunghe file si sono formate sin dalle prime ore del mattino davanti al Piccolo Teatro per l’ultima apertura della camera ardente, dove il feretro, in linea con le volontà dell’artista di non volere un eccessivo sfarzo, è rimasto senza fiori. In migliaia hanno voluto tributarle un applauso all’uscita per accompagnarla verso la Chiesa di San Marco. All’interno della chiesa, come da lei stessa richiesto in una delle sue interviste con la sua proverbiale lucidità e ironia, le note dell’organo sono state sostituite dalla musica jazz del trombettista Paolo Fresu. L’amico e collaboratore di una vita ha eseguito brani scelti dalla cantante stessa, tra cui “Senza fine” e “L’appuntamento”, donando alla cerimonia un’atmosfera intima e al contempo grandiosa, proprio come l’artista.
Il ricordo di amici, musicisti e politici
Sono stati innumerevoli i messaggi e le presenze che hanno testimoniato l’affetto e la stima per Ornella Vanoni. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha ricordato l’artista definendola “una donna libera” e sottolineando come “la sua Milano l’ha sempre amata e non la dimenticherà”. Un altro omaggio è arrivato da Letizia Moratti, ex sindaca della città, che ha ricordato la Vanoni come “la ragazza giovane, ironica, non conformista che ha raccontato una vita, la vita della nostra città con l’amore che lei aveva per Milano”. Tra i musicisti, l’omaggio più toccante è stato quello di Paolo Fresu che, oltre a suonare, ha voluto dedicarle una lunga e sentita lettera in cui ha scritto: “Ornella è l’emozione della vita. La sua e la nostra. Capace di mettere al centro del mondo la solitudine e la passione, l’amore per sé stessa e per il prossimo”.
Amici e colleghi del mondo dello spettacolo hanno partecipato in massa, registi come Gabriele Salvatores, che l’ha ricordata come una donna che “ha saputo vivere la vita mangiandosela, godendosela”, e personaggi come la senatrice a vita Liliana Segre che aveva inviato il suo saluto nei giorni precedenti. Tanti anche i saluti di altre grandi voci della musica italiana come Laura Pausini e Loredana Berté. L’ultimo saluto, così come l’aveva immaginato lei, è stato un momento di grande emozione, ma anche di eleganza disincantata. La sua volontà, più volte espressa in passato, è stata chiara: cremazione e la dispersione delle ceneri in mare, forse a Venezia, con indosso un abito di Dior. La sua eredità, intanto, resta immortale. La Vanoni se ne va, ma la sua voce e il suo modo di essere, schietto e poetico, restano patrimonio della cultura italiana.
Un’ aiuola per Ornella Vanoni
A proposito del suo legame con Milano, in una delle sue ultime apparizioni televisive, Ornella Vanoni aveva lanciato un appello ironico al sindaco Sala: “Il Teatro Lirico l’hanno dedicato a Gaber, le due sedi del Piccolo a Strehler e a Grassi, la Palazzina Liberty a Fo e a Rame, lo Studio alla Melato. Per me non è rimasto niente. Per questo rivolgo un appello al sindaco Sala, mi dedichi un’aiuola in centro. La voglio da viva. Aiuola Ornella Vanoni, manutenuta da lei. Me ne prenderei cura di persona. Pianterei fiori e pomodori”. Una richiesta che oggi, nel giorno del suo addio, risuona con affettuosa malinconia.
