Il 7 ottobre, il “nuovo” antisemitismo e il silenzio colpevole

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, abbiamo dimenticato la carneficina del 7 ottobre, quel massacro, quel disastro? È davvero come se fosse accaduto 200 anni fa, ormai offuscato nella memoria. Quel momento efferato di eclissi dell’umanità ha visto la barbara uccisione di 1200 ebrei, il ferimento di altri 4.000, la cattura di 250 ostaggi e le disumane atrocità su uomini, donne e bambini. Ci sono ancora 101 ostaggi, forse morti, forse no, di certo in condizioni tragiche. Che cosa si può fare? Nessuno lo sa. Nessuno al mondo ha fatto qualcosa per la restituzione di quegli ostaggi. Nessuno al mondo ha mosso un dito perché per una parte del mondo quello è l’inizio della rivoluzione. Mi ha molto turbato a Quarta Repubblica l’intervista a Moran Stella Yanai, la persona che è stata 54 giorni ostaggio di Hamas, che ha raccontato le violenze terribili che ha subito.

Aggiungo di vedere una connessione terribile con quello che sta succedendo in Ucraina. Mi spiego: le capitali dove i leader di Hamas sono stati accolti a braccia aperte e con entusiasmo sono Mosca e Teheran. Mosca in modo più prudente anche sul fronte delle dichiarazioni mentre Teheran in modo aperto ha parlato appunto del 7 ottobre come la data di inizio della rivoluzione che porterà alla distruzione di Israele. È quello che Hamas e Hezbollah hanno sempre predicato, hanno sempre affermato, hanno sempre giurato: la distruzione del popolo ebreo dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano). In Occidente pare sia crollato il sostegno per Israele, almeno come sentimento diffuso, e si sia dimenticato ciò che la Storia dell’Olocausto ha rappresentato anche per l’affermazione dei valori di libertà e umanità delle “nostre” democrazie. In questa prospettiva, la strage di Hamas è stata vista come un esasperato “atto di resistenza all’occupazione”, l’estremizzata reazione alle responsabilità storiche di Israele che pure ne ha avute soprattutto per non aver saputo proseguire sulla strada molto impervia, forse impossibile, dei “due popoli e due Stati”. Per vero alcuni tentativi in questo senso sono stati fatti come nel 2006, quando Sharon ha fatto allontanare con la forza i coloni israeliani dal territorio di Gaza che per protesta si misero sugli abiti le stelle gialle di David come i deportati nei tempi della Shoah.

L’altra intervista che mi ha fatto molto pensare è stata quella a Pier Luigi Battista che ha parlato con solidi argomenti della “nuova caccia all’ebreo”. Dopo il 7 ottobre l’Occidente sta perdendo la sua anima poiché sta assistendo alla più poderosa ondata antisemita dopo la Shoà con assoluta indifferenza. Una studentessa di Torino ha rilasciato a La Repubblica un’intervista nella quale diceva che, come studentessa ebrea, aveva paura ad andare in Università, aveva paura ad esibire simboli religiosi che potessero in qualche modo ricondurla all’identità ebraica. Ha detto che i suoi amici, che avevano un cognome esplicitamente ebraico, evitavano di farsi vivi. Allora P.L. Battista ha affermato (ed anch’io mi chiedo) perché il Presidente della Repubblica non abbia detto nulla circa questa cittadina italiana che ha paura girare per le strade di Torino. E il governo e le forze dell’opposizione e l’acclamata cultura democratica? Il problema non è soltanto la politica del governo di Israele e del “cattivo” Netanyahu, ma il fatto conclamato che gli ebrei hanno paura in tutto il mondo. E tutto questo viene accolto come se questo fosse normale e noi facciamo finta di niente. Fino al 6 ottobre 2023 mai avremmo immaginato un’ondata antisemita di queste proporzioni e guardiamo a queste manifestazioni di piazza senza alcun imbarazzo.

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Ivanoe Pellerin

In realtà se fossero dieci disgraziati violenti, cinquanta disperati o cento teppisti con le svastiche, questo desterebbe l’attenzione e l’allarme. Queste “nuove” piazze antisemite no. Ma dietro queste manifestazioni c’è una nuova ideologia che divide il mondo manicheo in due, da una parte gli oppressori occidentali colonialisti, imperialisti e gli ebrei che, con lo Stato d’Israele, hanno creato un pezzo di Occidente in Medioriente e dall’altra gli oppressi (palestinesi sono per definizione oppressi). Non ci siamo accorti che anche i bambini di Aleppo sono stati ammazzati, che Amnesty International ha denunciato che gli uiguri, i kazachi e altre minoranze etniche, prevalentemente musulmane, hanno subito da parte dello stato cinese imprigionamenti di massa, torture e persecuzioni che si configurano anch’esse come crimini contro l’umanità. Non si considerano mai le bombe di Putin e di Assad; le uniche vittime sono le vittime dei nuovi carnefici, lo Stato degli ebrei naturalmente appoggiato dagli americani.

Coloro che urlano in queste piazze non conoscono la storia, non sanno che Israele è una società multietnica, nella quale sono presenti arabi israeliani ed altri ebrei che vengono dai paesi del Medioriente e dall’Europa dell’est. Le manifestazioni pro palestina sono l’immagine dell’Occidente che ha perso l’orientamento, la sua cultura, la sua anima. A ottant’anni di distanza abbiamo sconsacrato il ricordo della Shoah se nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, Liliana Segre viene insultata da una ragazza. Questo vuol dire che qualcosa è cambiato e “quella cosa” sta accadendo ancora. Certo non ci sono i campi di concentramento come nella metà del nero novecento ma riappare il clima degli anni Trenta. E questo è terribile! E il silenzio è ancora più terribile!

Non esiste un solo governo israeliano che non sia stato considerato aggressivo e assassino; i suoi governanti Golda Meir, Shamir, Simon Perez, Rabin, Olmert, Sharon, Netanyahu, tutti i premier israeliani progressisti o non progressisti, chiunque abbia guidato questo paese è stato insultato e colpevolizzato per tutti i mali del Medioriente, al di là della politica che è stata perseguita. Ma allora i conti non tornano. Questo nuovo antisemitismo non è quello antico, è trasversale, è di destra e di sinistra insieme. Se a Seul, nella Cora del Sud quindi un po’ lontano da noi, c’era un cartello con scritto “soluzione finale”, se a Sidney campeggiava un altro cartello con scritto “gas agli ebrei”, forse dobbiamo riflettere.

Cari amici vicini e lontani, non sono quei poveri disperati violenti che vanno in piazza che dovrebbero preoccuparci ma l’ideologia che li anima, il pensiero aberrante che circola, il pensiero del mondo che porta il buio nelle coscienze. Non facciamo finta di niente. Attenzione al silenzio colpevole.

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