BUSTO ARSIZIO – L’audizione del garante dei detenuti Pietro Roncari in consiglio comunale si chiude con l’appello unanime dell’aula a non lasciare l’incarico. «È una richiesta bipartisan, non può dire di no» la chiosa finale della presidente del consiglio comunale Laura Rogora che “mette alle strette” il giornalista e volontario fagnanese che da tre anni ricopre il ruolo indipendente di vigilanza sui diritti di chi si trova dietro le sbarre della Casa Circondariale di Busto Arsizio. Roncari è in scadenza di mandato ma il sindaco Emanuele Antonelli per primo lo ha invitato a «ripensarci».
La relazione
Una relazione appassionata, quella tenuta dal garante Pietro Roncari nell’aula del consiglio comunale, dove è arrivato insieme alla direttrice della Casa Circondariale Elisabetta Palù. «Sono onorato – le parole del garante – mi sento parte di questa città. Riconosco la sensibilità di questa amministrazione, del consiglio, della città e ammiro la capacità di opere, progetti e iniziative solidaristiche per il bene della città. In via per Cassano c’è una testimonianza della sensibilità di Busto Arsizio». L’impegno, che Roncari svolge a titolo gratuito per puro spirito di servizio, è gravoso: «Solo oggi una cinquantina di domande di aiuto – ha rivelato il garante sventolando il “pacchetto” di richieste ricevute dai detenuti – per Naspi, pensioni, contributi, documenti, ricongiungimenti familiari. Il lavoro è concreto e l’aiuto a vasto raggio».
Tra sofferenza e speranza
Sovraffollamento, lungaggini della macchina burocratica, convivenza forzata in spazi angusti, contatti esterni problematici e giornate vuote sono i principali «motivi di sofferenza» segnalati da Pietro Roncari. In parte controbilanciati da alcuni «motivi di speranza»: il lavoro (dalla cioccolateria ai servizi interni), la formazione scolastica, i corsi professionali, il patronato, lo sport e tempo libero, l’assistenza spirituale di tutte le religioni. E poi i «tre pilastri per il successo» messi in fila dal garante: «il lavoro coordinato e sinergico» con le istituzioni, il volontariato che «è una potenza e una presenza che umanizza il carcere» e la società civile, dato che «si sente l’eco del dinamismo della città». La direttrice Elisabetta Palù dal canto suo ha elogiato il ruolo del garante bustese, «diverso da quello che ho visto in trent’anni di esperienza nel settore, il dottor Roncari è molto proattivo e svolge una azione di supporto ai detenuti».
L’appello
Motivazioni sufficienti a levare da più parti un vero e proprio appello al garante Roncari a «ripensarci», per usare le parole del sindaco Antonelli. «Almeno fino a fine mandato» si è associato dall’opposizione il consigliere civico di centrosinistra Santo Cascio, riprendendo una proposta di proroga avanzata dall’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni. «Se il mio presidente della Repubblica ha accettato una proroga settennale di impegni ben più gravosi – l’invito di Cascio, richiamando il capo dello Stato Sergio Mattarella – io penso che possa regalarcelo, a meno che ci prometta che ci trova un sostituto che fa questo suo lavoro». Anche il dem Paolo Pedotti e il vannacciano Max Rogora si sono accodati all’appello a Roncari a rimanere in carica.
Problemi e progetti
La vicenda del garante non ha però messo in secondo piano le riflessioni sui problemi, a partire dal drammatico sovraffollamento: «450 detenuti in una struttura nata per ospitarne la metà», come ricordato dall’assessore Reguzzoni, che ha svelato i progetti per aprire uno sportello anagrafico una volta al mese e per accompagnare con i servizi sociali l’uscita dal carcere contro le recidive. L’assessore alla cultura Manuela Maffioli ha sottolineato la novità degli appuntamenti dei «festival culturali all’interno del carcere» per portare cultura in un luogo che è parte della città, mentre dai banchi del PD Pedotti ha invitato a «fare pressione» sulla politica nazionale per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.
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