Di Giorgio Cappellini
Il medico del futuro? Sarà colui che punterà su una maggiore formazione manageriale abbinata alla conoscenza dei nuovi algoritmi di intelligenza artificiale, potendo così incidere positivamente sulla Sanità del territorio. È questo il cuore del messaggio di Emanuele Porazzi, docente e referente del percorso in “Gestione integrata delle Aziende e dei Servizi in Sanità” del corso di Laurea Magistrale di Ingegneria Gestionale della Liuc e Direttore dell’Osservatorio sulle Performance Organizzative Sanitarie e Socio-Sanitarie – Performa della Liuc Business School.
In che misura l’incontro recentemente organizzato alla Liuc ha favorito un momento di condivisione tra le Asst volte al potenziamento dei servizi socio-sanitari lombardi?
«Nel sistema sanitario e socio-sanitario contemporaneo, sempre più complesso e chiamato a rispondere alle esigenze crescenti della popolazione anziana e cronica, la formazione manageriale sta diventando un pilastro fondamentale per professionisti e strutture. Negli ultimi anni Liuc ha potenziato i propri percorsi dedicati alla gestione sanitaria, integrando competenze ingegneristiche e manageriali e affiancando le Asst nella revisione e ottimizzazione dei processi interni. Durante i lavori sono state presentate 40 progettualità provenienti da 25 Aziende ospedaliere lombarde, con dati e strategie orientate a rendere i servizi socio-sanitari più efficaci, inclusivi e centrati sul cittadino. L’iniziativa ha favorito uno scambio di informazioni utile a innovare e condividere, piuttosto che competere: un esempio concreto di come la cooperazione possa accelerare e migliorare i processi.»
In che modo i dati condivisi e misurati aiuteranno le ASST a gestire in modo più efficiente risorse e fragilità in un contesto di risorse limitate e cronicità crescente?
«L’obiettivo dell’istituzione dell’Osservatorio Performa è quello di creare un canale privilegiato con le strutture sanitarie e socio-sanitarie, supportandole nell’analizzare e misurare in modo multidimensionale gli impatti del cambiamento organizzativo, valutando non solo efficacia ed efficienza ma anche aspetti come liste di attesa, presa in carico dei pazienti cronici e ricadute su cittadini, operatori e ambiente. Possiamo dire che l’Osservatorio è uno degli strumenti più innovativi introdotti negli ultimi anni».
Quindi sta dicendo che per migliorare bisogna misurare?
«La raccolta e l’elaborazione dei dati permette alle Asst di intervenire con maggior precisione per esempio su: prevenzione, allocazione del personale, riduzione delle fragilità non intercettate, supporto ai cittadini più vulnerabili come le persone senza dimora e in condizioni socio-economiche complesse».
I dati raccolta cosa raccontano?
«Le cifre svelano la portata della sfida: più del 40% della popolazione soffre di una patologia cronica, e vi è la necessità di dedicare la maggior parte della degenza ospedaliera giornaliera, che costa mediamente tra i 600 e gli 800 euro, soprattutto per i cittadini che hanno necessità di interventi chirurgici complessi. Inoltre è importante organizzare e coordinare al meglio i servizi pubblici e privati del territorio, integrandoli con le cure domiciliari, telemedicina e teleriabilitazione al fine di rispondere alle crescenti necessità dei pazienti cronici».
In che modo le competenze manageriali potranno aiutare a modificare i processi più delicati delle grandi organizzazioni sanitarie?
«Nelle Aziende Sanitarie di grandi dimensioni, modificare i processi più delicati non è semplice. La complessità operativa e la presenza di professionisti altamente specializzati rendono il cambiamento lento e difficile. Tuttavia, una solida formazione manageriale può facilitare questo percorso».
Cioè, non solo competenze sanitarie per il medico del futuro. È così?
«Certo. Servono anche competenze quali la mappatura dei processi, il confronto strutturato con altre strutture (benchmarking) e la capacità di operare in team multidisciplinari per la revisione dei processi critici diventano strumenti indispensabili. In particolare, le competenze cliniche, assistenziali e tecniche unite a una solida base manageriale permetteranno di avere una visione d’insieme per chi guida Unità Operative, Dipartimenti e Strutture Sanitarie e Socio Sanitarie. A tal propositi, infatti, sono stati avviati master ad hoc anche in Liuc».
In che modo la disponibilità di dati sanitari integrati nel Fascicolo Sanitario Elettronico permetterà una maggiore adeguatezza delle prescrizioni?
«Uno dei temi più discussi oggi riguarda le lunghe liste d’attesa. Tra le cause principali emerge la cosiddetta medicina difensiva: medici che, temendo contenziosi o criticità future, prescrivono più esami del necessario (i dati non mentono, almeno un esame prescritto su tre non è appropriato). Il risultato è un sovraccarico del Servizio Sanitario, con un continuo aumento del numero di visite ed esami e una crescita dei tempi di attesa. La disponibilità di dati condivisi permetterà una maggiore condivisione di informazioni tra i vari professionisti, in primis Medici di Medicina Generale e Specialisti che potranno confrontarsi su percorsi clinici con il supporto dei Farmacisti, monitorando anche l’aderenza alla terapia. Questi dati, uniti a quelli sociali, aiuteranno le Centrali Operative Territoriali a gestire meglio i passaggi dei pazienti tra ospedale, servizi sul territorio e cure a domicilio, permettendo di individuare i luoghi e i professionisti più adatti alle esigenze di ognuno. Il monitoraggio delle terapie unito a una cornice terapeutica permetterà di ottenere un’enorme base dati per valutare l’impatto delle tecnologie (farmaci, device, macchinari e software) sull’intera popolazione che fruisce di prestazioni e servizi sanitari e socio sanitari».
In conclusione, nel contesto descritto, come l’intelligenza artificiale potrà assumere un ruolo sempre più a sostegno della sanità nel nostro territorio e chi ne beneficerà maggiormente?
«In questo scenario, l’innovazione tecnologica può offrire un contributo decisivo. Negli ultimi anni lo strumento dell’intelligenza artificiale é diventato sempre più centrale e potrà certamente essere una componente fondamentale per la sanità del futuro per diversi motivi tra cui: supportare e aggiornare algoritmi che utilizzeranno criteri più puntuali per la prescrizioni di visite ed esami diagnostici, verificare requisiti clinici e assistenziali per aiutare i medici a prescrivere nel migliore dei modi le terapie ai pazienti, velocizzare e snellire i processi amministrativi riducendo le attività burocratiche a carico dei professionisti sanitari. Inoltre permetteranno una lettura migliore delle variabili da considerare in modo da progettare sedute operatorie, slot ambulatoriali, percorsi ospedalieri e territoriali sempre più mirati».
