Il partito unico del centrodestra? Si, no, forse

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Berlusconi, Meloni, Salvini: tre leader per un unico partito. Possibile?

di Gian Franco Bottini

Basti pensare a quanto ci dicevamo alla fine del 2021, e a quanto è poi avvenuto, per convincerci che ogni previsione ed augurio per il nuovo anno rischia di essere, detta alla Manfredi, una gran “fregnaccia”. Alla fine di ogni anno, specie se questo non è stato dei migliori, ci comportiamo come se allo scoccare della mezzanotte la storia voltasse pagina e dal giorno successivo cominciasse un nuovo e più sereno capitolo: e viviamo così qualche ora di speranzosa leggerezza. Ma purtroppo non è così.

La soluzione positiva di certe questioni nemmeno Giorgia Meloni, con tutta la sua buona volontà, ce la può promettere,  perché non basterà certo un decreto legge per sbrogliare i nodi e raddrizzare le grane che il 2023 si porta in eredità.

Basta la salute e un par de scarpe nove” si augurava il mitico Nino; basta e avanza, diciamo noi, e per il resto forza e coraggio! Una cosa però i nostri politici ce la potrebbero promettere: quella di  lasciare le campagne elettorali fuori dall’uscio di Governo e Parlamento, che di ben altro si dovrebbero occupare. Richiesta pleonastica, lo sappiamo; ma sappiamo anche quali nocive interferenza hanno le logiche elettorali dei partiti sulla soluzione dei nostri veri problemi e purtroppo, nel prossimo semestre, non ci mancheranno né le une né gli altri.

Abbiamo un Governo con una solida maggioranza, il che dovrebbe garantire una certa fluidità nel suo cammino ma purtroppo, come abbiamo più volte riscontrato, all’interno della coalizione non tutti hanno ancora accettato il ruolo che il voto ha loro assegnato. Forza Italia e Lega ancora “rosicano”, dopo il loro cospicuo ridimensionamento, e sono in costante ricerca di una rivalsa nei confronti di chi si è guadagnata l’evidente ed indiscutibile leadership della coalizione.

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Gian Franco Bottini

“Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io” pensiamo sia la preghiera serale della Premier,  che deve costantemente guardare dove mette i piedi, onde evitare le bucce di banana che le vengono messe sul cammino da quelli che Giorgio Bocca avrebbe chiamato “fratelli coltelli”. Oramai da qualche tempo Berlusconi e Salvini paiono il Gatto e la Volpe, sempre alla caccia di qualche fantasia per rigenerare il loro oramai scarso malloppo.

La trovata di inizio anno è del Cavaliere, prontamente assecondato dal Capitano: quella di proporre un partito unico “conservatore “(stile Repubblicani USA) che dovrebbe in pratica assorbire F.I.,Lega e FdI. La risposta della Meloni, ai due compari, pare sia stata  un ironico sorriso, come a dire : il partito “conservatore” c’è già e piano piano io “ve’ magno”.

Probabilmente Berlusconi si è ricordato del Popolo delle Libertà (il partito del predellino!) che nel 2009 lui fondò con l’allora amico Fini; una iniziativa così mal riuscita  avrebbe però dovuto suggerirgli di non tentare una sua clonazione, anche perché la situazione attuale è del tutto diversa. Innanzi tutto oggi ci sarebbe la presenza della Lega, che allora si era sdegnosamente tenuta lontana. Ma questo sarebbe il minore dei problemi se non si trattasse di una Lega spaccata, con la parte “bossiana” che francamente potrebbe trovare, in tutta autonomia, l’ amichevole spalla meloniana o addirittura del Terzo Polo, lasciando la Lega salviniana ancor di più in “braghe di tela”.

Un Terzo Polo che,  con il suo animo” fluido” tra il conservatore  e il progressista, potrebbe essere molto utile anche alla Premier per darsi, insieme a un po’ di pulizia interna al suo partito, quella sfumatura di rosa in grado di attenuare qualche riserva  europea nei suoi confronti.

I due compari non possono poi dimenticare che F.I. e Lega, messi insieme, oggi raggiungono a malapena la metà del peso politico di FdI e che ben  difficilmente potrebbe aver successo il loro tentativo di inserimento del “cavallo” entro le mura di Troia: alla loro sortita dall’omerico equino i due potrebbero trovare più nemici di quanti si aspettassero. Infine, se i due compari pensassero di poter recuperare posizioni personali stando all’interno di questo ipotetico nuovo partito, farebbero, e non ci stupiremmo, un grande errore di presunzione. Dimostrerebbero di non aver capito che il mettere insieme  anime con storie così diverse ed irrinunciabili, è un’operazione con alto grado di difficoltà, più volte già fallita.  Forse la cosa potrebbe anche riuscire ma solo a qualcuno con le caratteristiche da vero “uomo politico” che ( per ironia della sorte e non per la “fluidità” che  va tanto di moda)  oggi indiscutibilmente parrebbe essere una donna. Come dire: un’operazione boomerang.

Di partiti diversi, per il 2023, non se ne sente davvero la necessità; di politici diversi francamente si!

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