Il patto del cuore: Achille Lauro tra i ragazzi di Crans Montana al Niguarda

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Achille Lauro a Niguarda. La foto è stata pubblicata dall'assessore Guido Bertolaso sul suo profilo Facebook

MILANO – La visita di Achille Lauro tra le corsie dell’ospedale Niguarda di Milano è stata un cerchio che si chiude, una promessa mantenuta lontano dai riflettori del palco e immersa nella realtà nuda della degenza. Al centro di questo incontro c’è un legame invisibile nato durante le serate del Festival di Sanremo, quando le note di ‘Perdutamente‘ hanno attraversato lo schermo per raggiungere chi, in un letto d’ospedale, cercava un appiglio per tornare alla vita.

 Quella canzone non era un brano qualunque. Era il pezzo che Achille Barosi, una delle giovani vittime del tragico rogo di Capodanno a Crans Montana, amava cantare insieme alla madre. Le sue note avevano accompagnato l’estremo saluto al ragazzo durante i funerali, trasformandosi in un inno di memoria e dolore. Dopo l’esibizione sanremese dedicata proprio a loro, i sopravvissuti ancora ricoverati avevano espresso un unico desiderio: poter incontrare l’artista che aveva dato voce al loro dramma.

L’arrivo in ospedale

L’incontro è avvenuto nel reparto grandi ustionati, dove il tempo è scandito dalle medicazioni e dalla pazienza. Achille Lauro si è presentato non come l’icona trasgressiva delle copertine, ma come un ragazzo tra i ragazzi. Nelle foto diffuse sui social dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, si vede l’artista seduto ai piedi dei letti, lo sguardo attento dietro gli occhiali scuri, intento a dialogare con chi porta sulla pelle i segni del fuoco.

Bertolaso ha voluto sottolineare lo spessore umano dell’artista, ringraziando pubblicamente un ragazzo definito “speciale per la sensibilità dimostrata nel raccogliere l’invito dei pazienti”. Non c’erano comunicati stampa ufficiali a precedere la visita, solo il desiderio di rispondere a una chiamata che arrivava direttamente dal cuore di un reparto dove la sofferenza è quotidiana.

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