Il pick and roll, il Crispy Mc Bacon e la Giovine Italia del Poz

*di Marco Pinti

Ho sognato di imbucarmi al raduno della nazionale di pallacanestro.

Supero una guardiola, attraverso un vialetto, poi entro in una specie di palazzotto squadrato. Dentro c’è questo parquet tutto splendente, pareti bianche e azzurre, soffitto in legno a dare un tocco rustico. La luce è spavalda, da giornata di neve, da pagina bianca: il paradiso del perfezionista.

Appena varco la soglia mi viene incontro un folletto travestito da cinquantenne: ha la faccia selvatica, i capelli pettinati con le bombe a mano e l’aria vagamente familiare.

Dev’essere lui l’allenatore, perché gli basta un’occhiata e riconosce subito il mio talento.

Infatti, dopo avermi salutato, mi indica la panchina.

E io, modestamente, a non giocare a basket sono un campione.

Spalmato sulla mia brava seggiolina mi godo l’ingresso in campo dei giocatori. La prima cosa che penso è che sto invecchiando, perché a vederli così, senza pubblico intorno, senza l’adrenalina della sfida, sembrano proprio dei ragazzini. Uno soprattutto, quello che potremmo definire, con un eufemismo, un po’ meno alto degli altri, sfoggia un taglio di capelli che solo a ventidue anni ci si può permettere. Criniera da galletto e rasato alle tempie: un apache sul piede di guerra. Sotto il grande tepee di Masnago è finalmente diventato il capotribù, il nostro Piccolo Grande Uomo, ma qui, con la nazionale, Libro è al suo primo giorno di scuola. Lo guardo con lo stesso orgoglio con cui, da un po’ di tempo, ho smesso di rispondere “Near Milan” quando all’estero mi chiedono da dove vengo.

Va-re-se”, la città dove spesso i nani battono i giganti. A proposito, il folletto selvatico nel frattempo ha radunato la squadra a centrocampo. Non riesco a sentire cosa dice, ma vedo che si mettono tutti a ridere. Si inizia così: con una risata e quel rito alla D’Artagnan, in cui al posto delle spade sono le mani che si incrociano verso l’alto. “Uno, due, tre: Italia!”, gridano i moschettieri prima di prendere posizione per l’inizio dell’allenamento. A quel punto succede una cosa che, da sola, basta forse a spiegare come mai la nostra nazionale sia tra le otto migliori del mondo. Accade tutto in un istante di cui riesco a cogliere soltanto le conseguenze: di colpo si respira concentrazione, sulle facce dei ragazzini compaiono rughe da veterani. Anch’io, che non saprei distinguere un “pick and roll” da un “Crispy Mc Bacon”, resto incantato dalla sincronia dei gesti, dall’ artigianato della tattica, dal ripetersi ossessivo dei movimenti di ogni schema. Di tanto in tanto un fischio ha il potere di bloccare la scena come un fermo immagine. È il folletto che richiama l’attenzione su un dettaglio, uno spazio da riempire, un errore da evitare. Anche lui sembra trasformato: da capobanda guascone a monaco certosino, tanto è preciso, al limite del pignolo, nel sezionare ogni singola sequenza di un’azione. Di quello che dice, tecnicamente, capisco poco. Ma quando raccomanda ai suoi ragazzi di non perdere mai di vista il canestro, ho l’impressione che si riferisca a qualcosa che allarga il campo da gioco ben oltre le misure regolamentari. Perché il rischio di limitarsi a ripetere dei gesti, dimenticandosi del loro scopo, mi sembra che valga anche per me, per tutti, in qualsiasi contesto. Così come l’unico altro concetto che riesco ad afferrare tra tiri, blocchi, corse e rincorse, riguarda un punto molto trascurato, ma decisamente, anzi clamorosamente importante dell’esperienza umana: il piacere di fare quello che facciamo. “Giocate, divertitevi!”, sono più o meno queste le parole che risuonano in campo e che mi accompagnano mentre riapro gli occhi e mi alzo dal letto.

Barcollo fino al fornello, accendo la moka, apro la rassegna stampa sul telefonino: l’Italbasket si è qualificata alla fase finale degli Europei 2025 come prima del suo girone. “La giovine Italia”, recita uno dei titoli. Sotto c’è la foto di Pozzecco che parla al microfono.

Sorride, sembra contento. Mi sa che sta guardando il canestro…

Comunicatore politico e
tifoso della Pallacanestro Varese

italia basket pozzecco – MALPENSA24
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