Europa e India si incontrano a Busto: il liceo Candiani fa scuola. Di creatività

La delegazione indiana al Candiani

BUSTO ARSIZIO – Europa e India si incontrano a Busto Arsizio. Sarà infatti il liceo artistico, coreutico e musicale Candiani Bausch ad ospitare, tra il 6 e l’8 settembre, l’evento europeo di chiusura di Edureform, il progetto cofinanziato dalla Commissione UE che ha creato un “ponte” tra i sistemi didattici universitari europei e quelli del Subcontinente. Progetto in cui l’istituto bustocco diretto dalla preside Maria Silanos era «l’unica istituzione secondaria superiore» tra i partner.

Il progetto

Da sinistra: Daniela Cerana, Francesco Marelli, Maria Silanos, Patrizia Fazzini

«Siamo gli unici perché tutte le espressioni artistiche visive e performative sono rappresentate (teatro, danza, musica) – fa notare la preside Silanos – le altre sono tutte università». Edureform è un progetto Erasmus finalizzato alla formazione dei docenti indiani con pratiche didattiche consolidate in Europa «per arricchire il percorso formativo con aspetti di creatività e originalità in un contesto indiano che è più rigido e standardizzato». «Spesso veniamo denigrati in patria ma la scuola italiana offre una formazione più globale e ad ampio spettro mentre all’estero è più specialistica» ricorda l’assessore alle politiche educative del Comune di Busto Arsizio Daniela Cinzia Cerana.

Il convegno a Busto

Il progetto si chiuderà con un ultimo convegno a Chandigarh in Punjab, nell’istituto capofila, alla Chitkara International School. Ma quello di Busto Arsizio sarà «l’unico evento europeo per dare visibilità al progetto», come svela la dirigente scolastica nel presentare la tregiorni che si svilupperà tra il “Candiani Bausch” e Milano. Saranno presenti la console generale indiana a Milano Ajungla Jamir e i rappresentanti degli enti di formazione partner del consorzio (le indiane Chitkara University, Chitkara International School, Savitribai Phule Pune University, Maharaja Sayaijrao University Of Baroda, Shivaij University e Cxs Solution, l’Università Telematica Iul di Roma, la finlandese Jyvaskylan Ammatikorkeakoulu-Jamk, la lettone University of Latvijas e la tedesca University Of Hamburg), ma anche il provveditore agli studi di Varese Giuseppe Carcano e la prof. Gisella Langè, l’ex ispettrice ministeriale che aveva proposto il progetto al preside Monteduro nel 2019.

Creatività “italiana”

«L’obiettivo – spiega Patrizia Fazzini, docente di lettere del “Candiani Bausch” e referente del progetto – è la riforma dei curricula universitari in India per i futuri docenti e l’aggiornamento dei docenti in servizio. La parola chiave è poliedricità: per uscire da un sistema rigido e schematico e da comportamenti standardizzati. Perché in India, nell’impatto con la quarta rivoluzione industriale, ritengono importante formare menti creative e favorire la crescita di personalità in grado di affrontare il nuovo e l’imprevedibile e trovare soluzioni alternative. Noi siamo stati coinvolti per la nostra unicità: le arti favoriscono libertà di pensiero, mentalità creativa e problem solving, nel segno della tradizione pedagogica italiana, di Rodari, Munari, Lodi, Montessori».

Gli scambi

Avviato prima della pandemia, quando ancora era in carica il preside Andrea Monteduro, il progetto è iniziato con i primi due moduli a distanza, poi finita l’emergenza Covid sono iniziati gli scambi in presenza. Il cuore del progetto, ci ha arricchito molto – rivela la prof. Fazzini – siamo stati due volte in India, la prima in Bujarat e Punjab, la seconda in Kerala, mentre qui a Busto abbiamo ospitato due gruppi di quattro docenti indiane per tre settimane a gruppo. I contenuti della formazione sono stati inseriti in un manuale, l’Edureform Handbook, che farà da guida ai docenti tirocinanti indiani. Il cui percorso formativo sarà certificato con un esame a distanza.

Il team

Al progetto ha partecipato un team interno di docenti formato da Marco Ghelardi (teatro), Stefania Cattaneo (arte), Angela Perrino e Ilaria De Santis (danza) e Simone Olivari (musica). «Dopo un primo impatto imbarazzato e diffidente, anche per le difficoltà con la lingua, dato che l’inglese che parlano in India è molto ibridato, sono stati catturati dal nostro approccio – racconta Francesco Marelli, storico docente di materie artistiche e scenografia al “Candiani Bausch” – le differenze? In particolare i loro gruppi classe di 60 persone». E la prof. Fazzini fa sapere che «già nel secondo viaggio abbiamo potuto verificare che il nostro sistema, anche in un contesto culturale diverso, funziona».

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