di Massimo Lodi
Il vero Presidente dell’Ue è Mattarella. Dice chiaro: sfuma di qui, depotenzia di là, ignora di sopra, zigzagegghia di sotto, e scivoli nel baratro. Il baratro incontrollato della guerra, mica uno qualunque, sia pur dirupante. La guerra è alle porte, le porte di casa, se i droni russi volano sulla Polonia. Chiamasi espansionismo nazionalistico/assolutista, non altro, anche quando lo s’ammanta d’improbabile valenza: il fato, l’errore, la trappola nemica. Ma quale balorda trappola. Lo zar ci prova, e chissà che non gli vada bene, con tutti i filozaristi circolanti nel deprecato (da lui) Occidente.
Perciò la situazione appare grave. Nella sostanza vera, non in un’equivoca forma. Grave per la ragione addotta dal nostro Presidente: cedi, cedi, cedi e alla fine non t’accorgi nemmeno di sprofondare. Roba già vista in passato. La voce del Quirinale evoca conflitti scoppiati, come nel ’14, quando neppure si voleva che esplodessero. Ma dàgli e dàgli, con incoscienza e superficialità, dilagarono. Esito da milioni di morti. Idem nel ’39 allorché la Polonia, giusto la Polonia, fu invasa dai nazisti di Hitler forti del placet dei comunisti di Stalin.
E dunque, avvisa Roma tramite il capo dello Stato: ci risiamo? Potremmo riesserci. La sottovalutazione del pericolo moscovita rappresenta un classico della contemporaneità. Giustificazioni in serie all’invasione dell’Ucraina, florilegio di distinguo, confusione -massima confusione- su diritti e doveri della liberaldemocrazia. Una bolla di caos cui greatly contribuisce l’ambiguità di Trump, che della liberaldemocrazia dovrebbe risultare l’alfiere, l’icona, il massimo tutore. Invece la passerella rossa-burbanzosa dell’Alaska si volge nel declivio grigio-cupo dell’Est Europa. Con prospettiva di guai dalle tre P (pi): prossimi, peggiori, picareschi. Nel senso dell’indecifrabile imbroglio, lungo la linea contorta d’un orizzonte incerto/oscuro che s’intravede sì e s’intravede no.
Ci han gettati nella titubanza: e se fosse vero che l’inverosimile s’avveri? Cioè che la guerra venga a pungerci nel vivo con la sua potenza di morte? Probabilità millanta che sia vero. Salvo dirizzone finalmente impresso all’animus dell’Ue, come finalmente dichiarato/invocato dalla Von der Leyen presa da sacrosanta inquietudine. Forse -postilla Crosetto, ministro meloniano della Difesa- si va comprendendo che la militarizzazione non è un turpe vezzo da indossatori della mimetica. È un dovere-diritto da esercitare (verbo obligé nell’emergenza) allo scopo di salvaguardarsi e non con l’obiettivo di minacciare per il gusto di minacciare. Armiamoci e patite? No, patirete se non ci armiamo.
Putin e quelli della schiatta dispotica capiscono solo questo linguaggio. Disponibili a modificare il loro, esclusivamente di fronte alla missilistica delle parole ovvero alla paroleria del missile: ci siamo intesi. Sembra alfine proclive Trump a modificare un ondeggìo incomprensibile, e non di rado bulleggiante a vuoto, nella navigazione fra le onde dell’Alleanza atlantica. C’è bisogno, assolutamente bisogno, del suo riallineamento sulla storica rotta seguita dal ’45 in poi da Europa e America. I nemici ne seguono d’inaccettabili, vogliamo chiamarli col nome che hanno e trattarli di conseguenza? L’asciutto promemoria del vero presidente dell’Ue Mattarella è lì a ricordarcelo.
