L’INCORNATA Sessismo e tifo da stadio per il presunto stupro di CR7

incornata cristiano ronaldo

Avviso ai naviganti: in questa vicenda, per il momento, non ci sono né vittime né carnefici. La faccenda in questione è ovviamente quella dibattutissima della presunta violenza sessuale di cui si sarebbe macchiato Cristiano Ronaldo in Nevada. Sulle indagini che sono tuttora in corso è inutile esprimere un parere. Entrare nell’inchiesta non ha senso: la verità la conoscono solo i due protagonisti, il bomber portoghese e la sua grande accusatrice. L’aspetto che, tuttavia, più mi ha colpito di tutta questa torbida storia è stato lo strisciante sessismo che l’ha caratterizzata, almeno nella percezione più generale. Che tutto cada sulle spalle della signora in questione mi pare sproporzionato. Preventivamente, senza avere alcun elemento dell’inchiesta tra le mani, per la stragrande maggioranza, ed è inquietante che questo sentimento sia molto diffuso anche tra le donne, il campione lusitano è sicuramente la mucca da mungere, la vittima designata, il miliardario che può tutto e che quindi non ha bisogno neppure di chiedere. L’altra, invece, è certamente l’arrampicatrice sociale, la iena che sapeva a cosa sarebbe andata incontro entrando in quella camera con Cr7 il Conquistatore e quindi già colpevole a priori. Se l’è cercata: altro concetto aberrante. E dunque donnaccia di malaffare. Senza se e senza ma. In realtà l’oggetto del contendere verte non su aspetti morali di cui ognuno di noi è portatore, ma sulla volontà della ragazza. Era consenziente oppure no? Voleva essere sodomizzata, come ha raccontato in denuncia, oppure no? Non è un particolare di poco conto. E’ il nodo di tutto. Per rispondere ai beceri che danno per ridicolo il fatto che una donna accetti di entrare in una camera con Cr7, ma poi si ritragga di fronte a richieste erotiche di non gradimento, ricordo che, se così fosse, saremmo, comunque, di fronte a una violenza. Pacifico. Se una donna dice no, è no. Stop. Non ci sono altre interpretazioni. Un paio di anni fa scrissi di una donna che denunciò il marito per violenza sessuale per un rapporto non consenziente e il coniuge, diventato successivamente ex, fu condannato. Tanto per dire che anche in un rapporto super “protetto” come quello tra moglie e marito non è che si possa violare il partner, pensando poi di farla franca se l’altra giustamente denuncia la violenza. Figuriamoci quante valutazioni si possono fare per un rapporto fugace di una notte. L’aspetto risarcitorio interessa il giusto (le tasche di Ronaldo), quello penale, invece, è di interesse pubblico ed è collegato esclusivamente alla consensualità del rapporto. Non ci sono altre discriminanti. Se è stato consensuale non ci saranno strascichi penali per Cr7, in caso contrario la storia cambia, ma sarà la giustizia americana a determinare i ruoli in questa brutta storia. Non facciamola diventare una questione calcistica: svestiamoci delle divise e pensiamo a come ci comporteremmo se al posto di Ronaldo ci fosse qualcun altro. Il garantismo a cui ho assistito mi è piaciuto, ma sarebbe bello fosse esteso a tutti i casi e non solo a quelli che ci fanno comodo per spirito di appartenenza, da caserma, da setta.

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