Irpef, Taino e Ternate Comuni più virtuosi della provincia di Varese. L’indagine Cisl

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VARESE – In 17 Comuni della provincia di Varese viene applicata la quota massima del’Irpef e al contempo non sono previste soglie di esenzione. Ma ci sono anche casi virtuosi, in cui vengono applicate esenzioni particolarmente alte. È quanto emerge da un’analisi effettuata dalla Cisl dei Laghi, che ha fatto il punto sul sistema fiscale locale.

I numeri

L’indagine ha interessato i 283 Comuni delle due province a cui fa riferimento il sindacato: Varese e Como. Il quadro è particolarmente frammentato. Dei 136 Comuni della provincia di Varese sono 132 ad applicare l’addizionale Irpef locale, mentre 4 non la applicano. Sul totale di 132 ce ne sono 42 (il 30,8% del totale, tra cui Gallarate), che non applicano alcuna fascia di esenzione. «Questo è un elemento di criticità – commenta Paola Gilardoni della segreteria della Cisl dei Laghi – le fasce più deboli non hanno una tutela dedicata, pagano le imposte come chi ha un reddito più alto». 14 Comuni (il 10%) hanno una fascia di esenzione sotto gli 8500 euro, che non tutela né lavoratori dipendenti né sindacati. A Bardello con Malgesso e Bregano in particolare c’è una fascia esente a 5000 che tutela solo i lavoratori autonomi. 45 Comuni (il 34%) hanno una soglia di esenzione tra 8500 e 15mila euro l’anno e infine 35 Comuni (il 25%) hanno una fascia esente superiore ai 15mila euro l’anno. «Da questo quadro – continua – si deduce che come sindacato dobbiamo fare un gran lavoro sul territorio per tutti quei Comuni che hanno una soglia di esenzione troppo bassa, tale da non portare un livello di tutela in ambito locale».

I centri più popolosi

101 comuni su 132 applicano un’aliquota unica. Di questi 101 ben 47 la applicano nella quota massima, cioè dello 0,8%. E all’interno di questi 47 ci sono 17 Comuni che applicano la quota massima e non hanno soglie di esenzione. «In questi Comuni i cittadini subiscono una pressione fiscale importante e non hanno tutele», è il commento di Gilardoni. Andando ad analizzare la situazione nei centri più popolosi si scopre che a Busto Arsizio si applica un’aliquota unica dello 0,8 e una soglia di esenzione di 15mila euro. A Varese stessa aliquota unica ma una soglia più bassa, di 8mila euro. A Como l’aliquota unica è stata ridotta recentemente a 0,7 e la soglia di esenzione è di 15mila euro. Quindi Gilardoni ha fatto un focus su Gallarate. «È passata da 4 a 3 aliquote fiscali, ma accorpando la prima e la seconda. La riduzione delle aliquote ha determinato un aumento delle imposte in particolare su chi aveva una retribuzione più bassa. Il sindaco ha detto che nel 2026 ci sarà una riduzione, ma per chi era fino a 15mila euro di reddito non si torna alla condizione pregressa. La riduzione andrà a vantaggio di chi ha un reddito medio-alto, per chi ha un reddito medio-basso non cambia. Non è equo».

I Comuni virtuosi

I Comuni hanno tempo fino al 20 dicembre per approvare le modifiche per il 2026. I dati dell’indagine Cisl hanno riferimento temporale al giugno scorso. Dall’analisi emerge anche quali sono i Comuni più virtuosi. «L’elemento che rende un Comune virtuoso più che l’aliquota è la soglia di esenzione – spiega Paola Gilardoni – negli ultimi anni sono peggiorate le condizioni della popolazione, si può essere poveri pur avendo un lavoro, soprattutto se si ha una famiglia con minori». Ci sono dei Comuni che hanno soglie di esenzione molto alte, oltre i 15mila euro. In provincia di Varese sono Taino e Ternate (20mila) e Comabbio (18mila). In provincia di Como Cantù e Cabiate (18mila) e Lipomo, Cernobbio e Uggiate con Ronago (20mila). «Se questi Comuni ce la fanno vuol dire che si può». Quindi l’invito alle amministrazioni da parte di Roberto Pagano della Fnp Cisl dei Laghi. «Contiamo molto sulla negoziazione con i Comuni. Noi vogliamo essere di aiuto in maniera propositiva, chiediamo di distribuire le risorse in maniera più equa».

L’Irpef per i Comuni

La rilevanza del tema per l’azione sindacale deriva dal fatto che al gettito Irpef comunale contribuiscono per il 97% lavoratori e pensionati. Inoltre il monitoraggio della pressione fiscale è uno strumento per tutelare il potere di acquisto delle retribuzioni. L’addizionale comunale Irpef, introdotta nel 1998, rappresenta una fonte di entrata rilevante per i Comuni, necessaria a garantire il funzionamento della macchina amministrativa ed i servizi sul territorio. Insieme all’imposta municipale unica (Imu) e alla tassa sui rifiuti (Tari) è una delle principali imposte versate dai contribuenti. I Comuni possono prevedere un’aliquota unica oppure delle aliquote differenziate in base al reddito, con il vincolo di adeguarsi agli scaglioni in vigore per l’Irpef nazionale. È inoltre possibile per i Comuni introdurre una soglia di esenzione dal pagamento dell’imposta locale, subordinata a specifici requisiti reddituali.

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