Ius Scholae, la mossa di Forza Italia per riprendersi il centro

Antonio Tajani indica la direzione

Forza Italia ha scelto un tema politicamente “furbo” per smarcarsi dal centrodestra sovranista e conservatore del duo Salvini-Meloni. Attualissimo, nel momento in cui tutta l’Italia ha esultato per i trionfi alle Olimpiadi dei giovani immigrati di seconda generazione (come Paola Egonu e Myriam Sylla). Identitario, ma non troppo. Lo ius scholae infatti, nella formulazione proposta da Tajani & Co., suscita più levate di scudi ideologiche che non timori reali di “invasione”. Non a caso, da un sondaggio che gli azzurri – sempre sensibili al “termometro” del popolo – sventolano (anche di fronte ad una base del partito forse un po’ sorpresa da questa improvvisa virata), il 59% degli italiani si dice d’accordo con la proposta.

Del resto, razionalmente, qualcuno può pensare che concedere la cittadinanza al termine del percorso scolastico completo, quindi a 16 anni, piuttosto che al compimento dei 18 anni, possa rappresentare davvero uno stravolgimento tale da attirare orde migratorie verso il nostro Paese? Peraltro va ricordato che dieci anni fa la stessa Giorgia Meloni si era dichiarata a favore dello “ius culturae” per chi è fieramente di cultura italiana dopo aver finito la scuola dell’obbligo. Praticamente quello che oggi viene chiamato “ius scholae”, diversamente dalla proposta che era transitata in parlamento, a firma PD, che prevedeva la concessione della cittadinanza al termine di un ciclo scolastico di cinque anni.

Al di là dei tecnicismi, è evidente che dietro a questa mossa c’è la volontà di Forza Italia di riprendersi uno spazio al centro dello scenario politico e di marcare anche in Italia – come in Europa, con il sostegno alla maggioranza Ursula – la differenza con l’ala destra della coalizione che sostiene il governo di Giorgia Meloni. Rispetto a qualche mese fa, gli azzurri sono usciti rinfrancati dal risultato delle elezioni europee, e il disfacimento del progetto del Terzo Polo di Renzi e Calenda ha aperto nuovi spazi di consenso da intercettare. Inoltre, il riposizionamento moderato invocato dalla famiglia Berlusconi è un segnale chiaro della direzione a cui il partito, che dalle munifiche tasche degli eredi del Cav. dipende ancora in gran parte, è chiamato a procedere. Perché, come fa notare il nostro Massimo Lodi, “bisogna ritenere che di fatto Marina e Pier Silvio sono in campo. A loro consapevole insaputa“. Probabile che i tentennamenti europei di Meloni abbiano suggerito di cambiare cavallo su cui puntare, o di trainare il centrodestra verso il centro per allontanarlo dalle derive “vannacciane”. Quale tema migliore dei diritti civili per segnare la distanza con il “Mondo al contrario” del Generale?

E allora è arrivato il momento di uscire allo scoperto per Antonio Tajani, fin dalla discesa in campo il più fedelissimo tra i fedelissimi di Silvio Berlusconi, ma anche “uno che doveva affondare con la barca di Forza Italia – come scrive di lui il sempre attento Salvatore Merlo su “Il Foglio” – ma la Provvidenza è rimasta a galla con lui e con tutti i lupini che furono di Arcore”. Dove porterà questa tattica di smarcamento lo scopriremo, ma forse neanche troppo presto. L’orizzonte vero è la fine della legislatura, il 2027, quando si tornerà a votare per le politiche. A meno che qualcuno, sull’ala destra della coalizione, non scelga di forzare la mano per interrompere anzitempo questo tentativo di ricostruire un centro che possa tornare, come ai tempi d’oro del berlusconismo, ad essere il fulcro del centrodestra di governo. Non sarebbe altro che quella evoluzione naturale che Forza Italia avrebbe potuto avere, ispirata da Silvio Berlusconi, se solo quest’ultimo, e il suo cerchio magico, non avessero preferito appaltare prima a Salvini e poi a Meloni la guida della coalizione in cambio di comode poltrone sicure in parlamento e al governo, piuttosto che affrontare una volta per tutte il tema della successione del leader.

L’assenza dell’ingombrante e controversa figura di Berlusconi, paradossalmente, facilita la “nuova” Forza Italia nell’essere attrattiva rispetto ai cespugli centristi dispersi. Purché la linea politica sia chiara. E sufficientemente distinta da quella di Meloni e Salvini. Lo ius scholae è un segnale e un banco di prova, ma ci si dovrà cimentare in tattiche di smarcamento anche sui temi economici: tasse, concorrenza, privatizzazioni e pensioni potrebbero aprire praterie, da troppo tempo inesplorate, per tornare a quella “rivoluzione liberale” che era il brand della Forza Italia delle origini. Resta da capire se sarà il “grigio” segretario a raccogliere i frutti di questa svolta al centro, oppure se il processo di “riapertura” del partito azzurro produrrà nuove leadership. Anche se, con l’erede naturale del Cav. Matteo Renzi che ormai ha scelto il campo largo del centrosinistra, per ora non si vedono altre figure all’orizzonte. E allora la riscossa di Forza Italia tocca a Tajani.

L’assist di Marina e Pier Silvio

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