Ivan Basso: “Strade Bianche? Pogacar imbattibile, ma Seixas e Pidcock…”

ciclismo strade bianche basso
Ivan Basso

Con la Strade Bianche entra nel vivo la stagione ciclistica. Sabato 7 marzo a Siena sarà una volta di più Tadej Pogacar, al debutto stagionale, l’uomo battere. Lo sloveno, campione del mondo in carica, qui ha già trionfato nel 2022, 2024 e 2025. Per restare in Italia seguiranno Tirreno-Adriatico (da lunedì 9 a domenica 15) e Milano-Sanremo (sabato 21, anche se si parte ancora da Pavia). In Francia, invece, da domenica 8 a domenica 15, c’è la Parigi-Nizza. 

Per fare il punto della situazione e per cercare di capire cosa ci possiamo aspettare abbiamo incontrato Ivan Basso, braccio (e mente) del Team Polti-VisitMalta.  

Ivan, intanto che corsa è la Strade Bianche?

Sorride. “Facciamo una premessa: io sulle strade bianche ho corso al Giro, nel 2010 la tappa di Montalcino. Pioveva, siamo caduti prima dell’ingresso del primo tratto sterrato. Sono arrivato al bus della Liquigas così suonato che proprio tu mi hai indicato la porta per salire. Ero finito, non ci vedevo più. Un disastro. La Strade Bianche è una corsa molto complicata a prescindere dall’altimetria perché la conformazione delle strade porta a un aumento delle difficoltà. Per esempio bisogna accelerare per prendere gli sterrati davanti. Poi, pare che sia bel tempo, quindi con il bel tempo c’è la polvere, ma si riducono di molto le difficoltà che puoi trovare con la pioggia. Poi c’è la tecnica su come pedalare: se è asciutto o bagnato cambia. In salita e in discesa non puoi pedalare come se fosse asfalto. Devi avere una posizione adatta, devi avere tanta forza, devi tenere il manubrio in un certo modo, quindi chi è bravo in discesa, chi ha un buon equilibrio, può recuperare un po’. Parlo di recuperare battito cardiaco e respiro, chi non è bravo deve inseguire. Sulla ghiaia le discese fanno la differenza come le salite”.

Questa corsa gode di grande considerazione tra i tifosi, ha un ottimo marketing, ma tra i corridori forse non ha così tanto fascino. Mancano, per esempio, Van Der Poel ed Evenepoel oltre a tanti altri per cui il tracciato è meno adatto. Colpa di una tracciato troppo duro, molto più esigente rispetto a qualche anno fa?

“Non conosco i loro programmi, ma quando VdP e Remco vanno a una corsa non hanno molti risultati a disposizione: vanno per vincere. Van Der Poel ha fatto e dominato tutto il ciclocross, ha timbrato la prima su strada e ha ambizioni importanti nelle classiche di aprileProbabilmente ha valutato che questa diventa una corsa troppo  esigente. Remco ha iniziato a Mallorca, ha fatto un inizio di stagione importante. Il confronto con chi ha preparato questa corsa diventa difficile da sostenere se non sei al meglio. Devi per forza fare delle scelte”.

Tra gli italiani, detto che questa non è una corsa per Ganna e Milan, mancano Tiberi e Scaroni che hanno iniziato la stagione benino. 

“Anche loro hanno fatto delle scelte inevitabili”. 

Chi potrebbe battere Pogacar è Del Toro, ma i due sono compagni di squadra quindi, per ora, escluderei una lotta in famiglia. Van Aert, re nel 2020, ha avuto un inverno pieno di guai e la sua condizione ne risente. Restano il giovanissimo francese Seixas, 19 anni, e il solido britannico Pidcock vincitore nel 2023 e secondo lo scorso anno.

“Seixas è una grande sorpresa, ha numeri straordinari, altissimi. Però sulla carta Pogacar è imbattibile. Se la corsa segue un andamento normale, lineare, non vedo nessuno che possa sconfiggerlo. Non ha avversari. Pidcock ha una caratteristica: è forse il corridore migliore, insieme a Van Der Poel, per gestione tattica della corsa e tecnica di guida. Sullo sterrato nessuno guida come lui, in discesa fa spavento. Però nel testa a testa vedo nettamente favorito lo sloveno”. 

L’anteprima sarà caratterizzata dalla gara femminile. Kopecky, Vollering, Ferrand Prevot e Longo Borghini le favorite. Che cosa ne pensi del movimento femminile? Gode di una grande spinta da parte dell’Uci, ma è un modello economicamente sostenibile? 

“Non conosco i numeri attuali però ho vissuto l’esperienza in Trek che, per quello che conosco, è l’eccellenza di come si gestisce una squadra. Per me quello è un format da imitare. Se io avessi a disposizione, anzi nel momento in cui avrò a disposizione un aumento di budget che mi possa dare la possibilità di fare una squadra femminile, la farò. Prenderei spunto proprio dalla squadra di Guercilena”.

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