Da Leggiuno a Bellinzona: un itinerario culturale interattivo tra chiese e castelli

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L'Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno e i Castelli di Bellinzona, tra i luoghi protagonisti del progetto

LEGGIUNO – Dalla sponda varesina del Lago Maggiore fino alla città dei castelli del Canton Ticino, Bellinzona, per poi arrivare alla chiesa di San Martino a Viggiù. Sono i tre estremi di un triangolo che unisce Italia e Svizzera in un progetto transfrontaliero intitolato “PatrimonioVivo”. Un progetto di cooperazione tra i due paesi finanziato dal programma Interreg 2021–2027.

Un itinerario culturale e digitale

L’iniziativa unisce bioarcheologia, tecnologie interattive ed engagement delle comunità locali per valorizzare il patrimonio storico tra Varesotto e Canton Ticino e punta a costruire un itinerario culturale gamificato e digitale basato su 14 siti – 10 in Italia e 4 in Svizzera – legati ad antiche aree di culto, monasteri, eremi e paesaggi storici, alcuni ancora poco conosciuti. Un progetto della durata di 30 mesi guidato da un partenariato con capofila dal lato italiano il Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita dell’Università dell’Insubria e per la parte elvetica il Dipartimento tecnologie innovative della Supsi. Tra i partner figura anche la Provincia di Varese.

Piattaforma e app

Con PatrimonioVivo sarà sviluppato un prodotto digitale innovativo, con piattaforma e app gratuita, in grado di arricchire l’esperienza di visita con contenuti multimediali e tecnologie extended reality fruibili via smartphone e pannelli informativi in loco, integrando elementi di gamification (sfide, punteggi, medaglie virtuali) per stimolare partecipazione e apprendimento, soprattutto tra i più giovani. I contenuti racconteranno la vita delle antiche popolazioni insubriche attraverso grandi temi storici e sociali come condizione di donne e infanzia, lavoro, dieta, spiritualità, conflitti, epidemie, con un approccio divulgativo fondato su dati scientifici e storytelling.

Le attività

Accanto alla dimensione digitale il progetto prevede attività sul campo: campagne di scavo, studio dei resti umani, azioni di valorizzazione e momenti pubblici con giornate aperte, visite guidate, laboratori e attività didattiche. L’obiettivo è trasformare i siti in luoghi vivi dove ricerca e fruizione procedono insieme. Il modello è pensato per essere aggiornabile e ampliabile anche oltre la conclusione del progetto, così da accogliere nuovi siti e nuove scoperte nel tempo e generare ricadute indirette sul turismo culturale dell’area insubre.

La presentazione a Varese

Tra i luoghi coinvolti dal progetto figurano a Leggiuno l’Eremo di Santa Caterina del Sasso e la chiesa dei santi Primo e Feliciano. Quindi in Valcuvia i siti archeologici che hanno costituito il cuore delle ricerche condotte dall’ateneo negli ultimi anni: la chiesa di San Biagio a Cittiglio, la chiesetta di sant’Agostino a Caravate (centro che ospita anche il Bio-Archivio Insubre) e la chiesa di sant’Eusebio e sant’Antonio ad Azzio. Ma anche il Chiostro di Voltorre, l’eremo di San Giuseppe a Cassano Valcuvia, fino alla chiesa di San Martino a Viggiù. E sul lato svizzero i castelli di Bellinzona, la chiesa di San Mamete e il villaggio di Prada. Il progetto verrà illustrato nei dettagli martedì 10 marzo: il kick-off meeting, aperto al pubblico, è in programma dalle ore 14 in via Dunant. A questo link il programma.

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