Jerago, Marino contro Aliverti: «Non ha vinto. E ha speso 10mila euro dei cittadini»

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JERAGO CON ORAGO – Salvatore Marino non ci sta, e replica a tono al sindaco Emilio Aliverti, accusandolo di dire «falsità» a proposito dell’esito del secondo round della battaglia sull’accesso agli atti del protocollo, con il verdetto del Consiglio di Stato. «Dice che il suo ordine di servizio era “del tutto legittimo”, ma questo è chiaramente smentito dalla sentenza – sostiene il candidato sindaco di “Gente di Jerago con Orago” – su tre punti portati dal Sindaco di Jerago con Orago in appello, due sono stati totalmente rigettati, uno parzialmente accolto». E per Marino sarebbe «solo merito dell’avvocato Andrea Mascetti».

Marino al contrattacco

«Capiamo bene la frenesia del Sindaco Aliverti che, in evidente difficoltà in questa campagna elettorale dopo cinque anni di insuccessi a catena, cerca di risollevare la partita aggrappandosi all’unico barlume di speranza che rappresenta per lui la sentenza del Consiglio di Stato – le parole del candidato sindaco di “Gente di Jerago con Orago” – io sono soddisfatto della sentenza, che riafferma il principio della trasparenza, alla faccia della privacy tanto sbandierata da Aliverti. Mi complimento con l’avvocato Mascetti, che ha saputo trovare l’unico cavillo in base al quale il Consiglio di Stato ha dovuto parzialmente dar ragione ad Aliverti. Certo della nostra condotta, portata avanti con l’unica finalità di garantire la trasparenza ai cittadini del nostro Comune, sono sinceramente sorpreso di quanta falsità promani dalle parole del sindaco uscente Aliverti».

Le spese legali

Marino fa riferimento alla questione delle spese legali per la contesa. Da un lato, sostiene, «è falso quanto afferma il sindaco secondo cui sarei stato condannato a restituire i 2.400 euro del primo grado, visto che il comune non li ha mai pagati», dall’altro «il Consiglio di Stato ha deciso che il Comune non ha alcun diritto al rimborso degli oltre 10mila euro del primo grado e del secondo pagati dai cittadini di Jerago con Orago». E ancora Marino: «Se il Sindaco Aliverti avesse avuto una vittoria piena, come mai il Consiglio di Stato ha chiesto a ciascuno di pagarsi le proprie spese legali? Io ho pagato con le mie tasche, Aliverti invece con quelle dei cittadini di Jerago con Orago».

La sentenza

A proposito della sentenza del Consiglio di Stato, Salvatore Marino rimarca che «ha ribadito il principio consolidato che, al fine di permettere la normale attività di controllo politico amministrativo, deve prevalere la trasparenza e il diritto di “accesso agli atti” da parte dei Consiglieri Comunali, rispetto alla volontà del Sindaco di tutelare la privacy dei cittadini. Il CdS ha confermato che la presunta “tutela della privacy”, addotta dal Sindaco Aliverti per vietare completamente l’accesso al “protocollo di sintesi” a Marino, non è da giudicarsi motivazione valida. Ciò dimostra, ancora una volta, i comportamenti poco trasparenti messi in atto dall’amministrazione in carica. Siamo di fronte all’ennesima ignoranza della normativa da parte del Sindaco, o piuttosto ad una manifesta volontà di non permettere il controllo del suo operato?». Del resto, per il capogruppo di “Gente”, è «la prolungata indisponibilità di informazioni durante i cinque anni del mandato del Sindaco Aliverti» ad aver «costretto Marino a ricorrere al TAR a proprie spese». Ora nella sentenza del Consiglio di Stato il gruppo di minoranza vede confermata la possibilità di accedere al “protocollo di sintesi”: «Ci siamo battuti e continueremo a farlo – afferma Marino – affinché l’amministrazione comunale di Jerago con Orago gestisca le risorse finanziarie in modo efficiente, e affinché sia chiara, trasparente e sempre orientata alla esclusiva tutela degli interessi generali dei cittadini. Gli unici ad aver perso in questa circostanza, in quanto dovremo pagare con le nostre tasse oltre 10mila euro di Avvocati ingaggiati dal Comune, siamo proprio noi cittadini di Jerago con Orago. Il tentativo del Sindaco Emilio Aliverti di arginare la minoranza nello svolgimento delle sue legittime funzioni di controllo non è andato in porto».

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