di Alessandro Mammone
BUSTO ARSIZIO – Sono 101 gli studenti del Liceo scientifico Arturo Tosi di Busto Arsizio che hanno dato la propria disponibilità a partecipare a un nuovo percorso di Formazione scuola-lavoro (FSL) dedicato al volontariato e alla cittadinanza attiva. A ideare e organizzare il progetto è il professor Antonio Sametti, docente di Religione cattolica dal grande carisma e molto attivo all’interno e all’esterno della scuola con iniziative che spaziano dall’accompagnare i ragazzi a Lourdes ad assistere gli ammalati, fino alle udienze con il Papa del 2025.
L’iniziativa coinvolgerà cinque realtà del territorio: dalle attività con gli anziani al doposcuola, fino alla pediatria dell’ospedale e al sostegno alle persone con disabilità. Un’adesione che ha sorpreso lo stesso professore e che la dirigente scolastica Fabiana Ginesi legge come un segnale positivo in un periodo in cui dei giovani si parla spesso soprattutto per episodi negativi. «Io penso che questo sia un segnale gigante in questo momento» afferma la preside, che vede nella partecipazione degli studenti la dimostrazione della loro voglia «di costruire, di saper guardare oltre il proprio naso e volersi mettere a servizio degli altri trasformandosi in un vero e proprio vivaio civico pronto a riforestare il mondo».
Professor Sametti, da dove nasce l’idea di proporre al Tosi un percorso di FSL dedicato al volontariato e alla cittadinanza attiva?
L’idea nasce dall’esperienza di volontariato a Lourdes, che la scuola ha ripreso l’anno scorso dopo un’interruzione iniziata nel 2019. È una tradizione nata negli anni Novanta grazie al professor Moscheni, che consiste nell’accompagnare gli studenti in un periodo dell’anno a Lourdes per prestare servizio agli anziani e agli ammalati che partecipano al pellegrinaggio. I ragazzi li aiutano negli spostamenti, li accompagnano nei diversi momenti della giornata e li sostengono anche nel raggiungere i luoghi di preghiera. È un’esperienza di volontariato che negli anni ha coinvolto gli studenti delle classi terze e quarte e che abbiamo ripreso a proporre. Quest’anno ho pensato che sarebbe stato bello dare continuità a questa esperienza anche in quinta, perché i ragazzi che vi avevano partecipato erano rimasti contenti. Così mi sono detto: proponiamo qualche altra esperienza di volontariato a questo gruppo e poi apriamo la possibilità anche al resto della scuola.C’è però anche una motivazione più profonda, che ritrovo nelle parole di Papa Leone XIV: il servizio agli altri e il volontariato sono luoghi in cui «il cuore impara a dilatarsi». È un po’ questo l’obiettivo: far vivere agli adolescenti esperienze che allarghino il loro cuore e il loro sguardo.Al percorso hanno aderito 101 studenti.
Si aspettava una partecipazione così ampia? Che cosa pensa abbia spinto tanti ragazzi a iscriversi?
Sinceramente non me l’aspettavo, è stata proprio una sorpresa. Siamo arrivati a 101 ragazzi. Credo che abbia contato il rapporto di fiducia che si è creato negli anni con gli studenti. Molti si sono buttati anche senza conoscere tutti i dettagli dell’iniziativa o sapere esattamente che cosa avrebbero fatto. Ma penso che ci sia soprattutto qualcosa di più profondo. Negli adolescenti c’è questa sete di amare, di sacrificarsi per l’altro, di trovare esperienze che intuiscono avere un senso più grande. Sono ragazzi già molto impegnati, ma questo desiderio rimane. Nonostante le tante richieste della scuola e della vita quotidiana, c’è ancora spazio per qualcosa che vada oltre la prestazione e i risultati.In un periodo in cui i giovani vengono spesso raccontati soprattutto attraverso le difficoltà e i comportamenti negativi, che cosa ci dice questa adesione?Credo che il racconto dei media sia spesso poco calibrato. Quando il numero delle adesioni ha cominciato a crescere, uno dei responsabili delle realtà con cui collaboreremo mi ha detto scherzosamente: «Ma non esistono più i giovani di una volta?». È una battuta che fa riflettere: ci troviamo davanti a un gruppo molto numeroso di ragazzi che, oltre a seguire i propri interessi e a costruirsi una vita, vogliono anche spendersi per gli altri. Al progetto hanno aderito studenti con esperienze molto diverse. Ci sono ragazzi che fanno già gli animatori in oratorio o frequentano associazioni cattoliche, ma anche altri che non hanno mai avuto particolari contatti con la fede. Eppure hanno risposto alla proposta. Questo mi sembra significativo: non bisogna idealizzare i giovani, ma neppure raccontarli soltanto attraverso gli aspetti negativi. In ogni epoca l’essere umano ha le proprie fragilità, ma conserva anche la possibilità di essere generoso e di mettersi al servizio degli altri.
Quanto è stato importante il sostegno della dirigente scolastica e della scuola nella realizzazione dell’iniziativa?
Ho trovato grande disponibilità da parte della dirigente. Sia per l’esperienza di Lourdes sia per questa nuova iniziativa, la scuola mi ha aiutato molto. In particolare, la dottoressa Fabiana Cinesi e lo staff mi hanno dato una mano a mettere a terra il progetto, perché passare dall’idea alla sua realizzazione concreta non è semplice. Bisogna coordinare cinque realtà, organizzare le attività per quasi cento studenti e affrontare anche gli aspetti burocratici e organizzativi. Sono tutte cose per cui il sostegno della dirigenza è stato e continua a essere fondamentale.
Come si svolgerà concretamente il progetto e quali realtà del territorio saranno coinvolte?
I ragazzi saranno divisi in due gruppi di circa cinquanta studenti, ciascuno impegnato in due esperienze di volontariato. Il primo gruppo si occuperà degli anziani all’Istituto La Provvidenza e delle attività con le persone con disabilità, insieme a Solidarietà e Servizi Cooperativa e all’associazione Liberi di Crescere. Con Solidarietà e Servizi i ragazzi lavoreranno alla redazione di un giornalino dell’associazione, mentre con Liberi di Crescere parteciperanno alle attività di intrattenimento. Il secondo gruppo sarà impegnato nel doposcuola dell’oratorio San Filippo e nel reparto di pediatria dell’ospedale di Busto Arsizio, insieme all’associazione Il Ponte del Sorriso. Il doposcuola è un servizio attivo dagli anni Cinquanta e quest’anno aveva bisogno di nuovi volontari. Ci sono infatti ragazzi che hanno chiesto di essere aiutati nello studio, ma che non potevano essere accolti proprio per la mancanza di persone disponibili. Con questi nuovi volontari contiamo di riuscire a rispondere alle richieste. Ogni studente dovrà svolgere almeno dieci ore di attività. Io sarò il referente interno del progetto, mentre ogni associazione avrà un proprio tutor esterno. Abbiamo anche individuato due rappresentanti degli studenti, uno per ciascun gruppo, che ci aiuteranno a tenere i contatti e a organizzare i turni. Abbiamo già fatto un primo incontro organizzativo e questa settimana incontreremo i responsabili delle associazioni, che spiegheranno ai ragazzi come avvicinarsi ai diversi contesti. Poi organizzeremo concretamente i turni e ciascuno potrà iniziare a pensare a come contribuire.
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