La città come fil rouge al festival Varese Archeofilm. Via alle proiezioni

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VARESE – «Nel corso degli anni il festival è cresciuto ed è cambiato, giungendo alla sua ottava edizione: questa volta la novità è Varese, filo rosso che lega tutte le sue date. In un contesto internazionale vogliamo far capire ai varesini che vivono in una città molto bella e vivace, come dimostra quanto fatto dai suoi registi e dai ricercatori dell’Università dell’Insubria, con la serata finale dedicata». Così a Villa Mirabello il direttore artistico Marco Castiglioni ha illustrato oggi, martedì 2 settembre, alla presenza dell’assessore alla Cultura Enzo Laforgia gli appuntamenti di Varese Archeofilm che avranno inizio da domani alla Sala Montanari.

I premi

«La struttura è sempre la stessa – ha spiegato Castiglioni – con tre serate in cui verranno proiettati i documentari mentre in quella finale si terranno le premiazioni e le proiezioni fuori concorso. I premi saranno due, “Città di Varese”, alla migliore opera scelta dal pubblico e “Angelo e Alfredo Castiglioni”, intitolato a mio padre e a mio zio e conferito dalla giuria tecnica formata dai giornalisti Matteo Inzaghi e Diego Pisati, da Giulio Rossini, fondatore e direttore artistico dell’associazione Filmstudio 90 e dallo scrittore e documentarista Maurizio Fantoni Minnella. È anche una delle edizioni con più invitati, tra cui Serena Massa, docente dell’Università cattolica di Milano e Barbara Cermesoni, grande scienziata della nostra città, che ormai sono nostre ospiti fisse».

Cortometraggi in gara

Quest’anno in competizione con i documentari ci saranno dei cortometraggi: «Avranno tutti la stessa dignità e le stesse possibilità di vincere. Varese Archeofilm prende le mosse da Firenze Archeofilm e ed è addirittura più longevo per un’edizione in più, perché è riuscito a non saltare quella del Covid. Il secondo, creato dalla stessa professionalità dietro il Festival di Rovereto, è un evento a livello nazionale e nel 2025 ha proposto numerosi corti e molto belli. Perciò ho deciso di organizzare una serata incentrata su questo tipo di opere – collegandomi anche a una realtà di Varese come Cortisonici – in cui saranno analizzate come strumento per veicolare cultura: parliamo di cinema, ma anche di scienza».

“Incontri di mondi lontani” fino a ottobre

«Non dimentichiamo – ha sottolineato Laforgia – la validazione scientifica a Varese Archeofilm che arriva dai ricercatori dell’Insubria e dal personale dei nostri musei civici. Si tratta di un appuntamento che vanta ormai un pubblico affezionato e numeroso, e raccoglie spettatori da fuori città. Mentre il documentario di Eugenio Manghi è già uscito sulla Rai – ma non fa mai male riproporlo – avremo la prima visione assoluta di “Una scuola nella savana” di Annalisa Losacco».
La scelta di Villa Mirabello per presentare il festival ha un significato particolare, perché il suo museo ospiterà fino a domenica 12 ottobre “Incontri di mondi lontani”, mostra che – ha spiegato l’assessore – non intende riproporre quelle del Museo Castiglioni ma ricostruire in un percorso il nostro rapporto con il mondo africano, seguendo un approccio culturale e antropologico diverso rispetto a un passato caratterizzato da logiche di dominio. Il nodo è stato gestire un patrimonio che è stato sottratto e raccontarlo in modo equilibrato». «Parlare di etnoantropologia non è facile – così Castiglioni – abbiamo a che fare con un continente enorme e dal potenziale incredibile, con una popolazione giovane in crescita e risorse naturali infinite: un rapporto corretto e rispettoso è fondamentale».

Torna il festival Varese Archeofilm, anima internazionale e sguardo al territorio

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