Il “Povero Silvio” delle gag di Antonio Cornacchione resta attuale anche a due anni esatti dalla scomparsa del Cavaliere. Quella di Cornacchione era satira, irriverente per definizione e non solo. Oggi, però, non c’è nessuna voglia di scherzare alla luce delle polemiche senza fine sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa all’ex presidente del Consiglio, leader di Forza Italia, rivoluzionario editore televisivo, personaggio unico nel suo genere. Al quale un artista, Alexsandro Palombo, ha dedicato un murales su una parete dello scalo varesino, subito cancellato su disposizione, supponiamo, della zelante Sea, la società di gestione. Insomma, povero Silvio: non lo lasciano in pace neanche da morto.
Giovedì sera, in concomitanza con l’anniversario della sua scomparsa, le televisioni Mediaset gli hanno dedicato un ricordo a “reti unificate”, che non poteva che essere un panegirico. Così hanno fatto i giornali a lui vicini. Una celebrazione in forza di un percorso di prestigio, sempre ad alta quota, nell’impresa, nello sport, nella politica. E, come tutti sanno, nelle vicende giudiziarie, un po’ trascurate dalle commemorazioni, anche commoventi, benché di circostanza. Ma si sa come vanno queste cose in certi frangenti, fa premio la retorica: si può eccepire? Diremmo di no.
C’è però chi eccepisce sul nome, Silvio Berlusconi, che si vuol dare all’aeroporto del Duemila. Al Tar pende il ricorso del Comune di Milano e di alcuni centri contigui alle piste di Malpensa, Somma Lombardo, Cardano al Campo, Samarate. Non è un caso che siano tutti comuni governati dal centrosinistra, avversari in passato del Berlusca e oggi contrari a che se ne perpetui la memoria intitolandogli il secondo aeroporto più importante della nazione. Dal loro punto di vista una scelta che sarebbe inconciliabile con certi trascorsi berlusconiani. Hanno ragione?
Il problema, più che di opportunità è politico e di metodo. Politico, perché è scontato che nel nostro Paese si contrappongono da sempre le tifoserie: se invece di Berlusconi si fosse proposto ad esempio Gramsci o Togliatti, sarebbe insorto il centrodestra. Di metodo, perché risulta sbagliato imporre una simile decisione, come si sta cercando di fare, negando un confronto che coinvolga inanzittutto il territorio. Personalità degne di essere ricordate ce ne sono parecchie, alcune forse più meritevoli dello stesso Berlusconi, senza per questo sottovalutarne l’importanza. Fiumicino è dedicato a Leonardo da Vinci, Linate a Enrico Forlanini, lo scalo di Venezia a Marco Polo, quello di Genova a Cristoforo Colombo, Firenze a Amerigo Vespucci, Orio al Serio a Caravaggio; insomma, nessun contemporaneo, tutte incontestabili eccellenze storiche, come si nota.
Regione Lombardia, però, ha di recente deciso di costituirsi in giudizio al Tar contro i Comuni che osteggiano l’intitolazione di Malpensa al Cavaliere: l’Aula ha votato a maggioranza una mozione che, di fatto, conferma lo scontro politico in atto. Che sia necessaria una simile bagarre, anche no. Ma questo è, questo agita oggi lo scalo della brughiera, un giorno di alcuni anni fa abbandonato dall’allora compagnia di bandiera che preferì Roma a Milano. Anche quella fu una decisione politica, in funzione di convenienze e di clientelismi che vanno ben al di là di un nome, di una battaglia di principio e di appartenenza, che non porta nulla a coloro che di Malpensa traggono sì effetti positivi ma pagano un prezzo altissimo sui versanti ambientali e della vivibilità. E questo è davvero un problema, anzi, è il problema, molto più di un murales inutilmente rimosso e della lite per un’intitolazione.
Malpensa, subito rimosso il murales dedicato a Silvio Berlusconi
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