MILANO – La Procura di Milano non ci sta e impugna la sentenza di primo grado sul tragico deragliamento ferroviario di Pioltello, avvenuto il gennaio , che costò la vita a tre persone e causò oltre cento feriti. I magistrati milanesi hanno depositato l’atto di appello chiedendo una revisione totale delle responsabilità in secondo grado. In primo grado, lo scorso febbraio, il Tribunale aveva infatti assolto otto tra vertici e dirigenti di Rete ferroviaria italiana (Rfi), compresa la società stessa e l’allora amministratore delegato Maurizio Gentile, condannando solo Marco Albanesi, ex responsabile dell’Unità manutentiva, a anni e mesi.
La presunta responsabilità di Rfi
Nell’atto di impugnazione, la Procura punta il dito contro quella che definisce una “sostanziale incapacità” di Rfi, in quanto “gestore dell’infrastruttura, di garantirne le condizioni di sicurezza”. L’accusa si focalizza anche sulla “resistenza” opposta dalla “società e dei suoi vertici”, incluso l’ex ad, “almeno fino all’incidente di Pioltello, a rivalutare criticamente il proprio sistema manutentivo, indagando e intervenendo sulle cause di inefficienza”. Secondo i pm, le omissioni imputate anche all’amministratore delegato su “profili organizzativi ‘sistemici'” avrebbero “creato condizioni tali da non permettere una rapidità di intervento commisurata alla gravità del pericolo”. Un atteggiamento che, si sostiene, avrebbe garantito a Rfi un “vantaggio in particolare consistito nel risparmio derivante dalla mancata tempestiva attività di manutenzione”. Per questo, la Procura chiede ora che, oltre ad Albanesi, vengano condannati per disastro ferroviario colposo e omicidio plurimo colposo anche l’ex ad Gentile, Umberto Lebruto (ex direttore di Produzione di Rfi) e Vincenzo Macello (ex direttore territoriale della Lombardia), tutti assolti in primo grado. Inoltre, Rfi dovrebbe essere dichiarata “responsabile dell’illecito amministrativo”. Il deragliamento, stando alle indagini, fu provocato dalla rottura di uno spezzone di rotaia di centimetri nel cosiddetto “punto zero”, posizionato sopra un giunto che versava in condizioni estremamente precarie e che non era mai stato sostituito, nonostante la sua gravità.
La tragedia
La tragedia si consumò all’alba del gennaio . Il treno regionale di Trenord, partito da Cremona e diretto a Porta Garibaldi, a Milano, deragliò poco prima di arrivare alla stazione di Pioltello-Limito. L’incidente avvenne quando, a circa chilometri orari, il quarto e il quinto vagone del convoglio si sdoppiarono a causa della rottura della rotaia e, staccandosi, impattarono contro un palo della linea elettrica e si ribaltarono. Le vittime furono tre pendolari: Ida Maddalena Milanesi, Pierangela Tadini e Alessandro Moneghini. Oltre ai tre decessi, si contarono più di feriti fisici e un altro centinaio di persone che subirono traumi psicologici.
