La Quiete riapre a Varese dopo 8 anni di chiusura. Nel 2026 anche la villa storica

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Un momento dell'inaugurazione della nuova Quiete

VARESE – 8 anni dopo riapre a Varese “La Quiete”, storica struttura sanitaria cittadina aperta nel 1919 e chiusa nel 2017 dopo un periodo travagliato a causa del fallimento della società proprietaria con 60 lavoratori rimasti a casa. Sono seguite diverse aste andate fallite finché l’area ha trovato un nuovo futuro con una gestione rinnovata. Stamattina – sabato 27 settembre – l’inaugurazione alla presenza delle autorità (qui sotto il video).

Si riparte

«La clinica è sempre stata un punto di riferimento per la sanità varesina – ha esordito l’amministratore delegato Renato Soma – se c’è una giusta interazione tra privato e pubblico ne possono trarre beneficio tutti. Abbiamo apparecchiature tecnologiche di ultima generazione, alcune dotate di intelligenza artificiale». Tra i saluti istituzionali quello del presidente della Regione Attilio Fontana: «La nostra sanità fa tantissimo ma l’integrazione è fondamentale». Per il sindaco Davide Galimberti «una bella giornata per quello che rappresenta questo luogo non solo per i varesini», mentre il presidente della Provincia Marco Magrini ha augurato alla struttura anni di lavoro, innovazione e ricerca. Tra i presenti i consiglieri regionali Emanuele Monti e Giuseppe Licata, ma anche diverse assenze del mondo della politica e delle istituzioni.

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Il taglio del nastro con Magrini, Galimberti e Fontana

Gli spazi

Al termine dell’intervento di rinnovamento degli spazi la struttura ha riaperto in questa prima fase solo nell’ala più moderna, con un poliambulatorio, un punto prelievi, un’area di diagnostica per immagini, tre sale operatorie e quattro camere di day surgery. Nel 2026 sarà attivata anche un’area di ricovero e cura, con 30 camere di degenza presso la villa storica, dove la ristrutturazione è tuttora in corso. Ad illustrare le attività con un tour guidato il referente della diagnostica per immagini Tiziano Frattini e il direttore sanitario Roberto Giani. «Abbiamo iniziato a fare degli interventi di oculistica, chirurgia plastica e ortopedia – ha spiegato quest’ultimo – per quanto riguarda il servizio ambulatoriale sono già partite molto bene alcune specialità».

Le vicende giudiziarie

La Quiete (che nel frattempo ha cambiato proprietà) fu al centro di una complessa, quanto controversa, vicenda giudiziaria che ancora oggi si trascina. La tempesta giudiziaria, con le prime venti perquisizioni, iniziò nel lontano aprile 2011. Quando la Guardia di Finanza si occupò per la prima volta del gruppo varesino guidato dai fratelli Sandro e Antonello Polita. Poi ci fu un primo tentativo di portare a processo i due Polita con altri nove soggetti per le bancarotte fraudolente di diverse società del gruppo, tra 2016 e 2017, tentativo fallito perché il Tribunale rimandò quasi subito gli atti in Procura dopo aver ravvisato nelle indagini preliminari «plurime irregolarità», tali da determinare «una gravissima, concreta e perdurante violazione dei diritti di difesa di tutti gli imputati». La questione sembrava sopita quando, nel 2022, il processo venne riaperto davanti al Gup del tribunale di Varese con 23 dei 25 capi di imputazione originari archiviati (nella maggior parte dei casi) o prescritti. Un processo, che verte ovviamente non sull’immobile ma sul presunto crack che lo coinvolse prima del cambio di mano, che a gennaio di quest’anno, 14 anni dopo i fatti contestati, ha visto la procura di Varese chiedere il riconoscimento delle aggravanti a carico dei coinvolti per evitare la prescrizione. Nel frattempo La Quiete rimasta per anni in stato d’abbandono è tornata a nuova vita.

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