BUSTO ARSIZIO – Un secolo fa Busto Arsizio vinceva il titolo italiano del basket femminile. Il primo di quattro consecutivi che avrebbero contrassegnato il dominio nella pionieristica palla al cesto di allora, con Maria Piantanida protagonista. La scoperta, di quelle che fanno rumore, è stata di professor Alberto Brambilla, docente e autorevole studioso dello sport cittadino. Ma c’è un giallo. Perché nessuno dei quattro “scudetti” è stato in realtà riconosciuto dalla Federazione Italiana Pallacanestro. A nulla sono valse le vibranti proteste del mondo sportivo bustocco. Ad un secolo di distanza dal primo successo (1925) rimane solo il ricordo sui libri di storia, ma nessun titolo ufficiale in bacheca per la Pro Patria.
Nel 1925 Pro Patria campione d’Italia
Nel 1925, più precisamente l’8 febbraio, si disputò a Milano la seconda edizione dei campionati italiani. Solo quattro le squadre iscritte che si contesero il titolo in una sola giornata. Il Torino Club (che aveva vinto il primo “scudetto), la Forza e Coraggio Milano e due formazioni della Pro Patria Busto Arsizio, a dimostrazione della grande tradizione presente in città. Alle ore 15 dell’8 febbraio 1925 la finalissima. La Pro Patria B sconfisse i campioni italiani uscenti del Torino Club per 17-4 (5-2; 8-2; 2-0; 2-0 i parziali). I torinesi, raccontano le cronache dell’epoca, avevano la signorina Lia Montanari sofferente per un infortunio. I “goals” furono segnati da Ferrè (8), Banzi (4), Piantanida (2) e De Simoni (3), mentre Radice non segnò alcun punto. Questo l’esito delle partite della “final four”. Nelle semifinali Pro Patria B-Forza e Coraggio (52-2) e Club Atletico Torino-Pro Patria A (13-5). Nella finalina la Pro Patria A sconfisse la Forza e Coraggio (28-4) e poi la Pro Patria B si laureò campione d’Italia contro le torinesi. Da allora è passato un secolo esatto.
Dinastia Pro Patria, poi la Ginnastica Triestina
Dopo l’edizione 1924 vinta dal Club Atletico Torino, la Pro Patria et Libertate di Busto Arsizio conquistò quattro scudetti consecutivi in altrettanti anni (1925, 1926, 1927 e 1928). Nel 1930 la prima edizione ufficiale del campionato italiano femminile vinto dalla Ginnastica Triestina. Le “mule” erano guidata dal padre della pallacanestro in rosa Luciano Antonini e schieravano un quintetto formato da Martini, Polazzo, Steiner, Cosovel, Ridolfi.
La rivelazione di Brambilla
I 4 scudetti consecutivi della Pro Patria Palla al Cesto vennero coperti dalla polvere del tempo. Fino alla clamorosa scoperta del professor Alberto Brambilla, docente universitario e studioso di storia locale, anche sportiva. Nel 2006, nel corso di una edizione del “Premio Carlo Speroni” organizzata dal Panathlon Club La Malpensa, la rivelazione: Busto Arsizio vanta quattro titoli italiani consecutivi non riconosciuti. A darne ampio risalto fu il giornalista Marco Linari all’interno di un articolo su La Prealpina.
Le proteste verso la Fip
Subito partirono le proteste verso la Federazione Italiana Pallacanestro. A Busto Arsizio mancano quattro scudetti nel basket femminile. Le rimostranze vennero indirizzate direttamente al massimo dirigente federale di allora, Fausto Maifredi. “Busto Arsizio deve essere messa nell’albo d’oro con quattro titoli italiani”. Pronta la risposta di Maifredi, riportata sempre da Marco Linari. “Personalmente ho sempre dato per scontato che la pallacanestro in rosa fosse nata in Veneto, invece ho appreso che questo sport nasce a Busto Arsizio. Sugli scudetti vedremo di approfondire, anche se il nodo sta nel fatto che quei campionati furono vinti sotto l’egida della Fiaf, la federazione dell’atletica leggera”. Da allora nessun ulteriore riscontro nei confronti della (più che legittima) richiesta avanzata da Busto Arsizio. Sarebbe il caso che l’attuale amministrazione comunale inoltrasse nuovamente il reclamo all’attuale presidente Gianni Petrucci. Per amore di giustizia e di verità storica. E per onorare quel formidabile quadriennio.
Nel segno di Maria Piantanida
Portabandiera della Pro Patria scudettata fu Maria Piantanida, che unì il proprio talento sportivo a cavallo delle discipline del basket e dell’atletica leggera. Non a caso Busto Arsizio le ha intitolato il palasport di viale Gabardi, come portabandiera dello sport femminile in città. E’ sempre il professor Alberto Brambilla, nel 1990, su Busto Domani, a tracciarne il profilo. “La figura di Maria Piantanida, di statura nazionale, è legata ad una delle pagine più fulgide dello sport femminile bustese, quella del quinquennio 1923-1927, periodo nel quale la nostra città ebbe la forza e l’onore di insegnare la palla al cesto, oggi diremmo il basket, all’Italia intera. Per circa cinque anni le ragazze di Busto dominarono incontrastate le sparute avversarie, vincendo ripetutamente i pochissimi tornei allora esistenti”.

Busto Arsizio, culla della pallacanestro femminile
La pallacanestro femminile nasce agli albori degli anni ’20. Lo racconta Luigi Ferrario, che spiega come alla prima edizione della “Olimpiadi della Grazia” a Montecarlo nel 1921 ci fosse una formazione della Pro Patria che si dedicava alla “palla al cesto”. Questo il quintetto: Banzi, Colombo, Ferrè, Piantanida, Radice. Un gioco diffuso in qualche realtà dell’Italia settentrionale e scarsamente codificato dai regolamenti. Ulteriore testimonianza della nascita della spicchia femminile a Busto Arsizio è il testo “80 anni di basket – Storia e Personaggi della Pallacanestro Italiana” scritto da Mario Arceri. Grazie al monumentale archivio del “ref dei ref” Aldo Albanesi (hall of famer del basket italiano come “principe degli arbitri”) scopriamo che nel 1907 fu la professoressa senese Ida Nomi Pesciolini a tradurre per prima dall’inglese i regolamenti forniti da Naismith e Gulick nel loro libro del 1894. E lo “Sport Illustrato” del 5 febbraio 1924 riporta che “anima principale quanto benemerita di questa opera di propaganda e divulgazione è la professoressa Matilde Candiani, la quale esercita la funzione di insegnare nella Pro Patria et Libertate di Busto Arsizio”. La squadra della signorina Candiani si cimentò con i più forti team inglesi e francesi alle “Olimpiadi della Grazia”, nel 1921 a Montecarlo, chiudendo imbattuta. E ancora. “Diciassette anni dopo Ida Nomi Pesciolini, la signorina Candiani apre una sezione basket nella gloriosa società Pro Patria et Libertate, piantando un seme che poi, tra Legnano e Como, avrebbe portato ricchi frutti”. A dimostrazione di Busto Arsizio che fu veramente la culla della pallacanestro femminile italiana. Senza riconoscimenti nell’albo d’oro ufficiale, che renderebbe merito al quadriennio formidabile della Pro Patria di Maria Piantanida e compagne.
