VARESE – Crack La Quiete, aggravanti contestate 14 anni dopo l’inizio dell’indagine e alle soglie del secondo processo. Il primo fu annullato dallo stesso tribunale di Varese con rinvio degli atti alla procura. Il procedimento numero due, attualmente “pendente” davanti al Gup Alessandro Chionna stenta invece a decollare in una o nell’altra direzione.
Le aggravanti contro la prescrizione
Oggi, martedì 14 gennaio, l’accusa ha contestato le aggravanti per fatti risalenti a prima del 2010. Gli imputati sono in tutto cinque, di questi Sandro Polita, deus ex machina del Gruppo Polita, è considerato il principale dagli inquirenti. «Surreale quanto accaduto nel corso dell’udienza odierna – spiega l’avvocato Ivano Chiesa, che di Polita è il difensore – La procura di Varese, dopo tutto ciò che è accaduto, si accorge nel 2024 della necessità di contestare un’aggravante. E’ evidente l’intento di allungare i termini di prescrizione che tra pochi mesi avrebbero altrimenti cancellato anche gli ultimi capi di imputazione rimasti in piedi».
Archiviati 23 capi di imputazione
Dei 25 capi contestati inizialmente a Polita, 23 sono già stati archiviati con la formula più ampia in quanto le perizie dell’attivo, all’interno degli atti dell’inchiesta, sarebbero superiori al passivo. Restano in piedi alcuni episodi di presunta bancarotta fraudolenta. Lo stato passivo del gruppo è stato stimato, dal pubblico ministero Luca Petrucci, intorno ai 40milioni di euro con un buco presunto di circa 13 milioni di euro.
Andremo sino in fondo
«Dopo quanto accaduto oggi – conclude Chiesa- andremo sino in fondo. Se, infatti, dopo anni passati a combattere per dimostrare ciò che è già parzialmente emerso, ovvero l’infondatezza delle accuse contestate e non solo, avremmo potuto accontentarci per stanchezza di una prescrizione dopo la contestazione di un’aggravante a distanza di 14 anni dall’apertura del fascicolo torniamo a combattere. Andremo sino in fondo. In ogni ambito possibile». Il Gup si è riservato rinviando l’udienza a metàmarzo.
